lunedì 30 giugno 2008

Il turismo aiuta la cucina nazionale

di Magda Antonioli, direttrice del Master in economia del turismo alla Bocconi

Il cibo, da elemento di nutrizione nella vita di ogni individuo, sta assumendo sempre più una connotazione legata all’attività turistica. Tale ruolo inerisce per un verso all’attività di ristorazione, componente essenziale di ogni forma turistica, e per un altro al crescente peso di segmenti turistici rivolti all’enogastronomia.

Il crescente peso dellacultura, della riscoperta delle tradizioni e del legame col territorio, nonché l’approccio edonistico, del piacere e della bellezza estetica, hanno sicuramente spostato il peso dal consumo di alimenti verso aspetti legati all’immagine, al lusso e al soddisfacimento dei sensi: la Francia, ad esempio, vuole chiedere all’Unesco l’inserimento della cucina tra i patrimoni dell’umanità.

Al pari, le nuove tendenze culinarie impongono un impegno polisensoriale per poter gustare e capire al meglio il piatto, che, per un altro verso ancora, si trasforma spesso in elemento artistico.

L’idea di cucina territoriale, considerata come realtà antichissima nel nostro paese, è un luogo comune su cui è opportuno riflettere in questa nuova ottica. Piatti locali legati a prodotti locali esistono da sempre e in questo senso si possono definire territoriali. Anzi, la cultura popolare nell’alimentazione è sempre stata legata alle risorse del territorio. Se però il gastronomo premoderno univa sensazioni, gusti ed esperienze culinarie diverse, il modello successivo ha imposto quella che oggi va sotto il nome di cucina regionale, ulteriormente affinata attraverso l’attenzione alla cultura locale,una certa omologazione e anche un uso del cibo come elemento di distinzione sociale.

L'Italia è un giacimento gastronomico ricchissimo, di una varietà unica nel mondo. Tale varietà, 166 specialità agroalimentari di qualità riconosciute dalla Ue contro le 156 della Francia,nasce dal fatto che il nostro paese è sempre stato costituito da un dedalo di realtà locali indipendenti. Ricchezza,quest’ultima, che però ha determinato la mancanza di una grande cucina nazionale, punto di riferimento per gli chef, a favore di tante cucine locali, fatte di pochi ingredienti reperiti su un territorio ristretto.

I due concetti di tradizione (legato alle ricette) e di territorio (legato alle materie prime) non devono perdere la propria importanza, rischio quanto mai forte. Ecco allora che il turismo, che ravvisa nel patrimonio culinario e alimentare una grossa componente,può giocare in tale contesto un ruolo essenziale: divulgare cultura e far conoscere e apprezzare queste differenze. Se si preferisce, a livello internazionale può essere un vero volano per il nostro agroalimentare versomercati/partner commerciali davvero preziosi.

C’è tuttavia ancora da fare. Un esempio di strada da percorrere è la necessaria distinzione tra cucina tradizionale di alta qualità e cucina tradizionale rustica: la prima, una cucina spesso rivisitata, che raccoglie segni della tradizione attraverso l’utilizzo di materie prime ricercate e che domina anche nella presenza nazionale all’estero; la seconda, una cucina di trattorie e osterie, panorama particolarmente ricco in Italia, nelle quali l’offerta di piatti della tradizione pecca però spesso di scarsa qualità e di poca attenzione alle materie prime. Inoltre, sembrache l’Italia non sempre riescaa valorizzare e vantare il suo patrimonio di eccellenza. La promozione internazionale è scarsa e disomogenea e il sostegno di un gioco di squadra nazionale è quanto mai fondamentale.

Gualtiero Marchesi, durante un suo intervento al Master in economia del turismo in Bocconi, ha osservato come sia fondamentale connotarsi con segni e brand idonei a questo nostro ruolo vocazionale e avanzare tutti assieme. Non c’è tempo da perdere, perché altri pesi si stanno già muovendo: la Spagna, che ha chiesto la tutela della dieta mediterranea, e il Messico, che perora la causa della sua gastronomia. Non dimentichiamo il ruolo dell’enogastronomia e della ristorazione per un turismo di qualità e, viceversa, del turismo per far conoscere i nostri prodotti dell’agroalimentare.

Fonte: viasarfatti25.unibocconi.it

domenica 29 giugno 2008

Definizioni di marketing simpatiche


In estate aumenta il turismo procreativo

La voglia di avere un figlio e' piu' forte di qualsiasi crisi.
Aumentano i prezzi e la vita costa sempre di piu'. Una crisi che si riflette sulle scelte degli italiani. Solo un quarto di loro, infatti, decide di partire per le vacanze estive. Ma per chi ha problemi di fertilita' la tendenza e' inversa. Sono ben il 54% delle coppie che emigrano per avere un bambino, infatti, a farlo proprio nel periodo estivo. E' quanto emerge da uno studio del Centro Artes di Torino (struttura medica specializzata nella diagnosi e nel trattamento della sterilita' di coppia, nella riproduzione assistita e nella chirurgia endoscopica), che ha monitorato un panel di 3.000 coppie internaute e incrociato i dati emersi dalle ultime ricerche sul tema. Mentre il turismo estivo cala vertiginosamente (come emerge da un'indagine dell'Adoc - Associazione per la Difesa e l'Orientamento dei Consumatori), a causa del caro carburanti, dell'aumento degli affitti e dei servizi, cresce a dismisura il Turismo Procreativo. Si tratta di una metafora amara per descrivere i viaggi ormai sempre piu' frequenti di coppie italiane all'estero per affidarsi a tecniche riproduttive, proibite in Italia dalla legge 40, come il congelamento degli embrioni, la fecondazione di un numero non limitato di ovociti in coltura, la fecondazione eterologa e la diagnosi preimpianto. "Le coppie italiane scappano all'estero soprattutto nel periodo estivo - sottolinea Alessandro Di Gregorio, Direttore del Centro Artes che opera nel campo della Fecondazione Assistita dal 1982 - E' proprio in estate che i problemi di fertilita' diventano piu' acuti, ma principalmente si tratta dell'unico periodo dell'anno nel quale queste coppie possono allontanarsi dal lavoro senza problemi, in molti casi rinunciando alle vacanze e pagando il loro viaggio a caro prezzo". Nel 2006 il turismo procreativo e' cresciuto del 200%.
E', infatti, quadruplicato il numero delle coppie che, con la speranza di concepire un figlio, si sono recate all'estero dopo l'approvazione della Legge 40 del 19 Febbraio 2004 sulla procreazione assistita. Prima dell'approvazione della legge erano 1066 e nel 2006 sono state 4.173. Un trend che non ha accennato a scendere nel 2007. Piu' della meta' delle coppie che emigrano per avere un bambino, lo fanno proprio nel periodo estivo (54%). Nell'ultimo anno, infine, ben il 25% delle strutture straniere ha aperto sui propri siti internet pagine in lingua italiana. "Si tratta di dati preoccupanti - spiega il dott. Di Gregorio - ma e' l'inevitabile epilogo di una situazione degenerata alla base. La Legge 40 blocca di fatto lo sviluppo della medicina ed impedisce alle coppie che trovano difficolta' nel concepimento di sognare, di sperare ancora.
Allora emigrano all'estero, spendendo molti soldi e rischiando di finire in centri poco professionali". Meta preferita e' la Spagna dove e' attivo un fiorente mercato di gameti, peraltro a pagamento. Le coppie che vi si recano sono passate da 60 (prima della Legge 40) a 1.365. La Svizzera viene preferita dal 32% del totale delle coppie per la sua vicinanza e per la lingua in comune con la nostra. In questo paese non si esegue l'ovodonazione in quanto vietata, e' in esame una legge diagnosi reimpianto e i donatori di sperma sempre meno disponibili per l'obbligo di rintracciabilita', ma resta il fascino del mito delle cliniche svizzere. Altri paesi prescelti sono la Francia, a Nizza, il numero delle coppie italiane (proveniente quasi esclusivamente dalla zona ligure) e' stazionario attorno al 5% e il Belgio, dove dopo la Legge 40 le coppie che si sono recate a Bruxelles sono passate da 204 a 775. Minore il numero delle coppie che si dirigono in Gran Bretagna, anche a causa del cambio sfavorevole con la sterlina.

Fonte: AGInews

venerdì 27 giugno 2008

Il caro carburanti nel settore turistico

Il tema degli adeguamenti carburante “senza limiti” applicati in queste settimane da parte dei tour operator a seguito della crescita del prezzo del petrolio e degli aumenti operati dai vettori aerei, il conseguente danno d’immagine per tutto il settore (e per le agenzie di viaggio in particolare, sono stati oggetto di una presa di posizione ufficiale del presidente di Confindustria Assotravel, Associazione Nazionale delle Agenzie di Viaggio e Turismo, Andrea Giannetti.

Assotravel pone il problema al Sottosegretario di Stato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Michela Brambilla mentre con l’Astoi (Associazione Nazionale Tour Operator Italiani) si propone di rinvenire assieme i punti essenziali di una regolamentazione “virtuosa” in materia da proporre al settore sotto l’egida delle Istituzioni.

“La pioggia di integrazioni che i consumatori devono versare in questi giorni presso le agenzie di viaggio, su indicazione dei tour operator, per le prossime partenze di qui a luglio e agosto e relativamente a pacchetti acquistati anche due - tre mesi fa e’ un fenomeno non piu’ sostenibile”, dichiara Giannetti. Nella agenzie di viaggio “si assiste a volte a piu’ aumenti nel corso del tempo per lo stesso pacchetto, in altri casi l’entita’ dell’aumento supera i limiti di revisionabilita’ del prezzo previsti dalla legge (il 10%) lasciando il consumatore di fronte alla scelta se rinunciare alla programmata ed agognata vacanza seppur senza penali o accettare incrementi anche di 150/200 euro su pacchetti del valore di 400/500 al momento dell’acquisto (in questo caso si tratta della destinazione Sharm el Sheik per partenze in giugno). Ancora gli aumenti sono differenti tra tour operator e tour operator pur sulla stessa destinazione ed utilizzando lo stesso vettore aereo.

Per Assotravel una situazione come quella attuale pone “l’esigenza di fare chiarezza e di privilegiare gli operatori corretti che da una maggiore trasparenza non hanno che da guadagnare.”

giovedì 26 giugno 2008

Fare la spesa di "corsa"



A quanti di voi sarà capitato di vivere giornate frenetiche e non avere neanche il tempo di pensare che servirebbe qualcosa a casa: bisognerebbe fare la spesa, ma il tempo non c'è.
E' stata solo un illusione di qualche secondo, ma a Seoul gli abitanti della "città sotterranea" si sono trovati all'interno della stazione metropolitana tanti scaffali da supermercato colmi di bei prodotti, pronti a prenderli al volo tra una telefonata e l'altra.
Ma peccato che al momento di afferrarli sbattevano contro al muro.
Eh si, erano una serie di sticker grandezza naturale applicati alle pareti e ai pilastri della stazione per promuovere il grande lancio del supermercato HomePlus nel quartiere di Chamsil

L'agenzia che ha curato l'azione di stickering, Cheil Worldwide, non ha pensato ad altro che al marketing unconventional snobbando sia pubblicità TV che Stampa. I risultati però le hanno dato ragione, visto che dopo un mese di campagna, all'apertura del supermercato gli incassi hanno superato del 550% le previsioni.

fonte: http://ouryourmarketing.blogspot.com/

Il Cluetrain Manifesto

Cluetrain Manifesto annuncia e allo stesso tempo analizza la gigantesca onda anomala di cambiamenti che sta investendo il mondo connesso di oggi.

Grazie a Internet, è possibile scoprire a una velocità supersonica nuovi modi di condividere conoscenze fondamentali.

La conseguenza immediata è che i mercati si adattano al cambiamento molto più velocemente della maggior parte delle imprese. Che i manager lo capiscano o meno, i loro dipendenti sono parte integrante di una rete sconfinata di conversazioni, in cui impiegati e clienti comunicano fra loro in una lingua libera, aperta, diretta e divertente.

Le imprese che non prestano attenzione a questi cambiamenti stanno chiudendo gli occhi di fronte alla realtà.


se quest’anno avete tempo anche per una sola idea, questa è la sola da non perdere
non siamo spettatori, né occhi, né utenti finali, né consumatori
siamo esseri umani e la nostra influenza va al di là della vostra capacità di presa
cercate di capirlo

mercati online …

I mercati online cominciano a organizzarsi da soli molto più rapidamente delle aziende che tradizionalmente li rifornivano.
Grazie alla rete, i mercati diventano più informati, più intelligenti e più esigenti rispetto alle qualità che invece mancano nella maggior parte delle aziende.


… gente della Terra

Il cielo è aperto verso le stelle. Le nuvole ci passano sopra notte e giorno. Gli oceani si alzano e ricadono. Qualsiasi cosa possiate aver sentito, questo è il nostro mondo, il posto in cui dobbiamo stare. Qualsiasi cosa vi abbiano detto, le nostre bandiere sventolano libere. Il nostro cuore va avanti per sempre. Gente della Terra, ricordate.


95 TESI
firmatari & commenti

1. I mercati sono conversazioni.
2. I mercati sono fatti di esseri umani, non di segmenti demografici.
3. Le conversazioni tra esseri umani suonano umane. E si svolgono con voce umana.
4. Sia che fornisca informazioni, opinioni, scenari, argomenti contro o divertenti digressioni, la voce umana è sostanzialmente aperta, naturale, non artificiosa.
5. Le persone si riconoscono l’un l’altra come tali dal suono di questa voce.
6. Internet permette delle conversazioni tra esseri umani che erano semplicemente impossibili nell’era dei mass media.
7. Gli iperlink sovvertono la gerarchia.
8. Sia nei mercati interconnessi che tra i dipendenti delle aziende intraconnessi, le persone si parlano in un nuovo modo. Molto più efficace.
9. Queste conversazioni in rete stanno facendo nascere nuove forme di organizzazione sociale e un nuovo scambio della conoscenza.
10. Il risultato è che i mercati stanno diventando più intelligenti, più informati, più organizzati. Partecipare a un mercato in rete cambia profondamente le persone.
11. Le persone nei mercati in rete sono riuscite a capire che possono ottenere informazioni e sostegno più tra di loro, che da chi vende. Lo stesso vale per la retorica aziendale circa il valore aggiunto ai loro prodotti di base.
12. Non ci sono segreti. Il mercato online conosce i prodotti meglio delle aziende che li fanno. E se una cosa è buona o cattiva, comunque lo dicono a tutti.
13. Ciò che accade ai mercati accade anche a chi lavora nelle aziende. L’entità metafisica chiamata "L’Azienda" è la sola cosa che li divide.
14. Le aziende non parlano con la stessa voce di queste nuove conversazioni in rete. Vogliono rivolgersi a un pubblico online, ma la loro voce suona vuota, piatta, letteralmente inumana.
15. Appena tra qualche anno, l’attuale "omogeneizzata" voce del business – il suono della missione aziendale e delle brochures – sembrerà artefatta e artificiale quanto il linguaggio della corte francese nel settecento.
16. Le aziende che parlano il linguaggio dei ciarlatani già oggi non stanno più parlando a nessuno.
17. Se le aziende pensano che i loro mercati online siano gli stessi che guardavano le loro pubblicità in televisione, si stanno prendendo in giro da sole.
18. Le aziende che non capiscono che i loro mercati sono ormai una rete tra singoli individui, sempre più intelligenti e coinvolti, stanno perdendo la loro migliore occasione.
19. Le aziende possono ora comunicare direttamente con i loro mercati. Se non lo capiscono, potrebbe essere la loro ultima occasione.
20. Le aziende devono capire che i loro mercati ridono spesso. Di loro.
21. Le aziende dovrebbero rilassarsi e prendersi meno sul serio. Hanno bisogno di un po’ di senso dell’umorismo.
22. Avere senso dell’umorismo non significa mettere le barzellette nel sito web aziendale. Piuttosto, avere dei valori, un po’ di umiltà, parlar chiaro e un onesto punto di vista.
23. Le aziende che cercano di "posizionarsi" devono prendere posizione. Nel migliore dei casi, su qualcosa che interessi davvero il loro mercato.
24. Vanterie ampollose del tipo "Siamo posizionati per essere il primo fornitore di XYZ" non costituiscono un posizionamento.
25. Le aziende devono scendere dalla loro torre d’avorio e parlare con la gente con la quale vogliono entrare in contatto.
26. Le Pubbliche Relazioni non si relazionano con il pubblico. Le aziende hanno una paura tremenda dei loro mercati.
27. Parlando con un linguaggio lontano, poco invitante, arrogante, tengono i mercati alla larga.
28. Molti programmi di marketing si basano sulla paura che il mercato possa vedere cosa succede realmente all’interno delle aziende.
29. Elvis l’ha detto meglio di tutti: "Non possiamo andare avanti sospettandoci a vicenda".
30. La fedeltà a una marca è la versione aziendale della coppia fissa, ma la rottura è inevitabile ed è in arrivo. Poiché sono in rete, i mercati intelligenti possono rinegoziare la relazione con incredibile rapidità.
31. I mercati in rete possono cambiare fornitore dalla sera alla mattina. I lavoratori della conoscenza in rete possono cambiare datore di lavoro nel tempo dell’intervallo del pranzo. Le vostre "iniziative di downsizing" ci hanno insegnato a domandarci "La fedeltà? Cos’è?"
32. I mercati intelligenti troveranno i fornitori che parlano il loro stesso linguaggio.
33. Imparare a parlare con voce umana non è un gioco di società. E non può essere improvvisato a un qualsiasi convegno solo per darsi un tono.
34. Per parlare con voce umana, le aziende devono condividere i problemi della loro comunità.
35. Ma prima, devono appartenere a una comunità.
36. Le aziende devono chiedersi dove finisce la loro cultura di impresa.
37. Se la loro cultura finisce prima che inizi la comunità, allora non hanno mercato.
38. Le comunità umane sono basate sulla comunicazione – su discorsi umani su problemi umani.
39. La comunità della comunicazione è il mercato.
40. Le aziende che non appartengono a una comunità della comunicazione sono destinate a morire.
41. Le aziende fanno della sicurezza una religione, ma si tratta in gran parte di una manovra diversiva. Più che dai concorrenti, la maggior parte si difende dal mercato e dai suoi stessi dipendenti.
42. Come per i mercati in rete, le persone si parlano direttamente anche dentro l’azienda – e non proprio di regole e regolamenti, comunicazioni della direzione, profitti e perdite.
43. Queste conversazioni si svolgono oggi sulle intranet aziendali. Ma solo quando ci sono le condizioni.
44. Di solito le aziende impongono l’intranet dall’alto, per distribuire documenti sulla politica del personale e altre informazioni aziendali che i dipendenti fanno del loro meglio per ignorare.
45. Le intranet emanano noia. Le migliori sono quelle costruite dal basso da singole persone che si impegnano per dare vita a qualcosa di molto più valido: una conversazione aziendale in rete.
46. Una intranet in buona salute organizza i dipendenti nel più ampio significato del termine. Il suo effetto è più radicale di qualsiasi piattaforma sindacale.
47. Se questo spaventa a morte le aziende, è pur vero che esse dipendono fortemente dalle intranet aperte per far emergere e condividere le conoscenze più importanti. Devono resistere all’impulso di "migliorare" o tenere sotto controllo queste conversazioni in rete.
48. Quando le intranet aziendali non sono condizionate da timori o da un eccesso di regole, incoraggiano un tipo di conversazione molto simile a quella dei mercati in rete.
49. Gli organigrammi funzionavano nella vecchia economia, in cui i piani dovevano essere ben compresi da tutta la piramide gerarchica e dettagliati piani di lavoro potevano scendere dall’alto.
50. Oggi, l’organigramma è fatto di link, non di gerarchie. Il rispetto per la conoscenza vince su quello per l’autorità astratta.
51. Gli stili di management basati sul comando e sul controllo derivano dalla burocrazia e al tempo stesso la rafforzano. Il risultato sono la lotta per il potere e una cultura di impresa paranoica.
52. La paranoia uccide la conversazione. Questo è il punto. Ma la mancanza di conversazione uccide le aziende.
53. Ci sono due conversazioni in corso. Una all’interno dell’azienda, l’altra con il mercato.
54. Nessuna delle due va bene, nella maggior parte dei casi. Quasi sempre, alla base del fallimento ci sono le vecchie idee di comando e controllo.
55. Come politica di impresa, queste idee sono velenose. Come strumenti, sono fuori uso. Comando e controllo sono visti con ostilità dai lavoratori della conoscenza e con sfiducia dai mercati online.
56. Queste due conversazioni vogliono parlare l’una con l’altra. Parlano lo stesso linguaggio. Si riconoscono l’un l’altra dalla voce.
57. Le aziende intelligenti si faranno da parte per far accadere l’inevitabile il prima possibile.
58. Se la volontà di farsi da parte è presa come parametro del quoziente di intelligenza, allora veramente poche aziende si mostrano rinsavite.
59. Seppur subliminalmente, milioni di persone sulla rete percepiscono ormai le aziende come strane finzioni legali che fanno di tutto perché queste due conversazioni non si incontrino.
60. Questo è suicidio. I mercati vogliono parlare con le aziende.
61. E’ triste, ma la parte di azienda con cui i mercati vogliono parlare è spesso nascosta dietro una cortina di fumo, il cui linguaggio suona falso – e spesso lo è.
62. I mercati non vogliono parlare con ciarlatani e venditori ambulanti. Vogliono partecipare alle conversazioni che si svolgono dietro i firewall delle aziende.
63. Sveliamoci e parliamo di noi: quei mercati siamo Noi. Vogliamo parlare con voi.
64. Vogliamo accedere alle vostre informazioni, ai vostri progetti, alle vostre strategie, ai vostri migliori cervelli, alle vostre vere conoscenze. Non ci accontentiamo delle vostre brochures a 4 colori, né dei vostri siti Internet sovraccarichi di bella grafica ma senza alcuna sostanza.
65. Noi siamo anche i dipendenti che fanno andare avanti le vostre aziende. Vogliamo parlare ai clienti direttamente, con le nostre voci e non con i luoghi comuni delle brochures.
66. Come mercati, come dipendenti, siamo stufi a morte di ottenere le informazioni da un lontano ente di controllo.
67. Come mercati, come dipendenti, ci domandiamo perché non ci ascoltate. Sembrate parlare una lingua diversa.
68. Il linguaggio tronfio e gonfio con cui parlate in giro – nella stampa, ai congressi – cosa ha a che fare con noi?
69. Forse fate una certa impressione sugli investitori. Forse fate una certa impressione in Borsa. Ma su di noi non fate alcuna impressione.
70. Se non fate alcuna impressione su di noi, i vostri investitori possono andare a fare un bagno. Non lo capiscono? Se lo capissero, non vi lascerebbero parlare così.
71. Le vostre vecchie idee di "mercato" ci fanno alzare gli occhi al cielo. Non ci riconosciamo nelle vostre previsioni – forse perché sappiamo di stare già da un’altra parte.
72. Questo nuovo mercato ci piace molto di più. In effetti, lo stiamo creando noi.
73. Siete invitati, ma è il nostro mondo. Levatevi le scarpe sulla soglia. Se volete trattare con noi, scendete dal cammello.
74. Siamo immuni dalla pubblicità. Semplicemente dimenticatela.
75. Se volete che parliamo con voi, diteci qualcosa. Tanto per cambiare, fate qualcosa di interessante.
76. Abbiamo qualche idea anche per voi: alcuni nuovi strumenti, alcuni nuovi servizi. Roba che pagheremmo volentieri. Avete un minuto?
77. Siete troppo occupati nel vostro business per rispondere a un’e-mail? Oh, spiacenti, torneremo. Forse.
78. Volete i nostri soldi? Noi vogliamo la vostra attenzione.
79. Interrompete il viaggio, uscite da quell’auto-coinvolgimento nevrotico, venite alla festa.
80. Niente paura, potete ancora fare soldi. A patto che non sia l’unica cosa che avete in mente.
81. Avete notato che di per sé i soldi sono qualcosa di noioso e a una sola dimensione? Di cos’altro possiamo parlare?
82. Il vostro prodotto si è rotto. Perché? Vorremmo parlare col tipo che l’ha fatto. La vostra strategia aziendale non significa niente. Vorremmo scambiare due parole con l’amministratore delegato. Che vuol dire che "non c’è"?
83. Vogliamo che prendiate sul serio 50 milioni di noi almeno quanto prendete sul serio un solo reporter del Wall Street Journal.
84. Conosciamo alcune persone della vostra azienda. Sono piuttosto bravi online. Ne nascondete altri, di bravi? Possono uscire ed entrare in gioco anche loro?
85. Quando abbiamo delle domande, ci cerchiamo l’un l’altro per le risposte. Se non esercitaste un tale controllo sulle "vostre persone", sarebbero anche loro tra le persone che cercheremmo.
86. Quando non siamo occupati a fare il vostro "mercato target", molti di noi sono le vostre persone. Preferiamo chiacchierare online con gli amici che guardare l’orologio. Questo farebbe conoscere il vostro nome molto di più del vostro sito internet da un milione di dollari. Ma siete voi a dirci che è la Divisione Marketing che deve parlare al mercato.
87. Ci piacerebbe che sapeste cosa sta succedendo qui. Sarebbe davvero bello. Ma sarebbe un grave errore pensare che ce ne stiamo con le mani in mano.
88. Abbiamo di meglio da fare che preoccuparci se riuscirete a cambiare in tempo. Il business è solo una parte della nostra vita. Sembra essere invece tutta la vostra. Pensateci: chi ha bisogno di chi?
89. Il nostro potere è reale e lo sappiamo. Se non riuscite a vedere la luce alla fine del tunnel, arriverà qualcuno più attento, più interessante, più divertente con cui giocare.
90. Anche nel peggiore dei casi, la nostra nuova conversazione è più interessante della maggior parte delle fiere commerciali, più divertente di ogni sitcom televisiva, e certamente più vicina alla vita di qualsiasi sito web aziendale.
91. Siamo leali verso noi stessi, - i nostri amici, i nostri nuovi alleati, i nostri conoscenti, persino verso i nostri compagni di battute. Le aziende che non fanno parte di questo mondo non hanno nemmeno un futuro.
92. Le aziende stanno spendendo miliardi di dollari per il problema dell’Anno 2000. Come fanno a non sentire la bomba a orologeria nei loro mercati? La posta in gioco è persino più alta.
93. Siamo dentro e fuori le aziende. I confini delle nostre conversazioni sembrano il Muro di Berlino di oggi, ma in realtà sono solo una seccatura. Sappiamo che stanno crollando. Lavoreremo da entrambe le parti per farle venire giù.
94. Alle aziende tradizionali le conversazioni online possono sembrare confuse. Ma ci stiamo organizzando più rapidamente di loro. Abbiamo strumenti migliori, più idee nuove, nessuna regola che ci rallenti.
95. Ci stiamo svegliando e ci stiamo linkando. Stiamo a guardare, ma non ad aspettare.


La traduzione italiana è di Luisa Carrada
www.mestierediscrivere.com


mercoledì 25 giugno 2008

Venerdi 27 giugno: inizia il nuovo "corso" del Festival di Spoleto



















Venerdì 27 giugno, con l’opera-ballet Padmâvatî, si alza il sipario su Spoleto 51 – Festival dei Due Mondi.
Qualche numero: 36 spettacoli, 72 aperture e 13 paesi ospiti.
Tanti gli ospiti prestigiosi del mondo della cultura internazionale e una “strana” presenza: Luciana Litizzetto.
Infatti, la “guastatrice” televisiva dello show condotto dall’ormai compassato Fabio Fazio, avrà letteralmente “carta bianca” per progettare un intervento all’interno della manifestazione. Staremo a vedere…
Spoleto 51 fa della ‘regia’ il punto focale della proposta del Direttore artistico Giorgio Ferrara, una regia che si respirerà in ogni angolo della città e, in particolare, nei palazzi e nei monumenti più suggestivi.
Oltre la simpatica Luciana, molti i nomi celebri che accompagneranno le tre settimane, come per esempio Robert Wilson, che torna a Spoleto dopo trentaquattro anni, nella triplice veste di attore (Have I been here before? Hamlet a monologue), regista (L’opera da tre soldi) e creatore dei video ritratti di VOOM portraits. E poi, Victoria Abril, stella del cinema spagnolo che proporrà qui un singolare concerto O Lalà!, in cui rivisita il repertorio della grande canzone francese, Franca Valeri, che si presenterà con un Carnet de notes, ideato per l’occasione.
Tra i registi segnaliamo Sanjay Leela Bhansali e Luc Bondy, che animeranno i palchi dei teatri.
Come sempre non mancheranno la musica e la danza, ci saranno a Spoleto grandi nomi dell’esecuzione, tra cui Frans Brüggen e Daniel Harding, direttore della London Symphony Orchestra.
Per la danza, il complesso di S. Nicolò ospiterà la Serata Kylián e, al Teatro Romano, calcherà la scena Men Only – A mosaic of dances.







martedì 24 giugno 2008

L’individuo cerca la relazione con le imprese e i loro marchi



















nella foto ( Giampaolo Fabris)

Viral, tribal, guerrilla, permission, connected, cause-related, network, experience, ethnic. Se c’è una funzione aziendale che è stata davvero rivoluzionata dall’avvento delle nuove tecnologie di comunicazione, questa è il marketing. Non solo e non tanto perché queste tecnologie si traducono in nuovi, potenti strumenti a disposizione dei professionisti, quanto per i cambiamenti profondi nella società che esse hanno apportato e accompagnato. Il focus dell’impresa non può più essere il semplice mercato, ma la società, e gli uomini di marketing devono accettare un ruolo sempre più attivo dell’individuo nella determinazione dei significati dei prodotti e delle marche. A discuterne sono due professori che, in tempi diversi, si sono avvicinati al marketing partendo dalla sociologia.

Giampaolo Fabris, ordinario di sociologia dei consumi all’Università San Raffaele, ha recentemente pubblicato per Egea Societing. Il marketing nella società postmoderna (2008, 517 pagine, 35 euro); Bernard Cova, francese, visiting professor alla Bocconi e professore presso la Euromed a Marsiglia, ha introdotto il concetto di marketing tribale e, più recentemente, ha scritto delle caratteristiche del marketing mediterraneo.

Perché il marketing sembra non rivolgersi più al consumatore, ma alle tribù o alle comunità?

GIAMPAOLO FABRIS Perché il macrotrend percepito negli anni ‘80 e ‘90, che ci portava verso l’individualismo, la folla solitaria, si è rivelato illusorio. Mentre le forme tradizionali e un po’ rigide di aggregazione, come i partiti politici, i sindacati, le forme assembleari, andavano declinando, se ne formavano di nuove, calde, vitali ed empatiche, intorno a prodotti totemici. Si formavano relazioni, rapporti, che persistono e si approfondiscono anche al di là dell’interesse per il totem. Inoltre i sociologi, a cui la storia ha sottratto il loro principale strumento interpretativo, le classi sociali, stanno dedicando crescente attenzione ad altre forme di segmentazione, come le generazioni e i social network, pienamente coerenti con il nuovo contesto sociale.

BERNARD COVA Una condivisione forte di passioni regressive, come quelle che possono avere ad oggetto un prodotto di consumo, rimanda a un’epoca pre-illuminista, all’arcaismo e alle barbarie. Così la metafora della tribù, per quanto imperfetta, è parsa la più adatta a descrivere la situazione. Ma non si deve fare come troppi uomini di marketing che cadono nell’equivoco di considerare le tribù un segmento, ovvero un raggruppamento passivo da colpire. Le tribù sono attive, condividono un loro senso del bene, di ciò che è lecito e ciò che non lo è.

Che cosa vi ha spinti a occuparvi di marketing?

FABRIS Il marketing dovrebbe costituire la funzione strategica di raccordo tra domanda ed offerta, di ascolto delle richieste che vengono dai mercati. Ma occorre rifondare il suo ruolo e rilegittimarlo socialmente se si vuole che svolga queste funzioni. Nasce come figlio di una società fordista e taylorista e si rivolge allora a una figura sociale che non esiste, quella del consumatore. Come se l’individuo, nel consumo, fosse un’altra entità rispetto a quando vive in famiglia, fa sport, lavora, legge. A questo soggetto il marketing si è sempre rivolto, nel lessico e nei fatti, come una preda da conquistare, con una mentalità e un linguaggio militare, fatto di target, posizionamenti, conquista del cliente. Era un atteggiamento forse adatto in passato, ma oggi il consumatore è e si sente un individuo e non un target da colpire, non sopporta i trucchi di marketing e teme la manipolazione. L’individuo che vuole informarsi non va soltanto sui siti delle marche, ma naviga nella blogosfera. Se voglio capire davvero com’è un albergo, uso TripAdvisor. In Giappone si stanno sperimentando cellulari che, riconoscendo il codice a barre o il segnale rfid del prodotto, mettono a disposizione del cliente siti e blog che ne parlano.

COVA È triste, ma il marketing è vissuto come qualcosa di falso. Dagli anni ’50 in poi si è sviluppato inventando la figura di consumatore che meglio serviva i suoi scopi. Ha cominciato spiegando che il consumatore era molto più difficile da capire di quanto si ritenesse, e ha così potuto spacciare la teoria motivazionale. Negli anni ‘80, quando si sono sviluppate le tecnologie di database che hanno reso possibile il marketing relazionale, ci si è dovuti inventare un consumatore desideroso di relazione. Poi, negli anni ‘90, al marketing esperienziale ha fatto corrispondere il consumatore edonista. Oggi ha ideato il consumatore proattivo, il prosumer anglosassone, che ha a disposizione gli strumenti necessari a superare l’asimmetria informativa che ha sempre contraddistinto il rapporto con l’impresa, e che rivendica un ruolo attivo nella creazione dei significati della marca...

FABRIS La vera discontinuità, oggi, è dichiarare che il consumatore non esiste e che le ricerche di mercato, tutte incentrate sull’atto di acquisto, sono di una sconcertante miopia. Il processo di dematerializzazione crea nuovi significati, fa emergere nuovi mondi, universi, significati intangibili e simbolici per comprendere i quali l’operatore di marketing deve anche possedere delle competenze da operatore culturale. Non vi è dubbio che la società, ormai, sia radicalmente cambiata. Persino nella prospettiva del materialismo storico: esistono nuovi processi produttivi e nuove tecnologie, che ci fanno approdare aduna nuova società, non a una semplice rivisitazione di quella che abbiamo conosciuto fino a oggi. Per il marketing questo non significa andare alla ricerca di nuove soluzioni miracolistiche, ma di adottare un’ottica nuova. Nel caso del marketing esperienziale, per esempio, nell’ottica di una maggiore autenticità, si tratta di non perseguire la spettacolarizzazione a tutti i costi, in una società che è già abbastanza spettacolarizzata.

Allora devono cambiare gli strumenti del marketing?

FABRIS Deve cambiare soprattutto la testa di chi li utilizza. Dove i prodotti hanno un forte contenuto simbolico deve esserci maggiore responsabilità sociale d’impresa, e non solo in superficie. Gli individui, ad esempio, non possono più tollerare che un’impresa investa in iniziative di cause-related marketing e sia poi presa con le mani nel sacco a sfruttare lavoro illegale. L’eticità deve correre lungo tutta la sua filiera. L’impresa deve farsi carico, in qualche modo, anche delle patologie generate dal sistema delle merci, delle crescenti responsabilità sociali che le vengono attribuite. Intendiamoci, l’impresa non è una fatina altruista, deve e dovrà sempre fare profitti, ma nel nostro mondo li farà soltanto se saprà trasformarsi in questa direzione.

COVA Il marketing sta già cambiando. Dal 2004, la corrente della service dominant logic sostiene che l’offerta delle imprese deve essere al servizio dell’esperienza del consumatore e che non è l’azienda ma il consumatore a creare l’esperienza, integrando con le proprie risorse quelle che gli sono offerte dal mercato. Si passa da un fare marketing nei confronti di qualcuno a fare marketing con qualcuno. Le aziende utilizzano le competenze e le idee dei consumatori, individuate sulle comunità online, per organizzare un’offerta originale e gli individui ne sono spesso felici, fino a quando, però, non si accorgono di essere sfruttati due volte: prima per avere fornito gratuitamente le idee, poi per essere costretti a pagare un premium price per vederle realizzate.

FABRIS La verità è che il sistema troverà un equilibrio solo quando si passerà a una logica partecipativa anche nella distribuzione del valore aggiunto tra tutti gli stakeholder. Mi pare che lo abbia capito bene la Fiat con il lancio della 500, per il quale si è creata una community, che ora viene premiata con la produzione di un’edizione speciale e limitata di una versione riservata a loro.

Ma il consumatore proattivo, desideroso di confrontarsi con una community e capace di raccogliere le informazioni necessarie a superare l’asimmetria informativa esiste davvero, in quanto fenomeno di massa?

FABRIS Si tratta ancora di una minoranza, che comincia però ad avere un’egemonia culturale. Nel mio Societing stimo che si possa definire post-moderno, ovvero cittadino della nuova società, un sesto della popolazione italiana. L’impresa deve capire che, a partire dall’atteggiamento nei riguardi di questa minoranza egemone, deve allontanarsi dal proprio orientamento al marketing per approdare ad un orientamento al consumatore che inglobi naturalmente anche il primo.

COVA I due mondi, nel corso della trasformazione, convivono. Verso la fine di aprile il gruppo musicale dei Radiohead ha messo online dei pezzi musicali, suddividendo la linea del basso, quella delle tastiere e così via e ha indetto un concorso per la ricomposizione più creativa. Gli utenti attivi, in questo modo, creeranno nuovi brani dei Radiohead, suonati davvero dal gruppo, utilizzando i mattoncini forniti. Allo stesso tempo, però, sempre sul loro sito, i Radiohead ricordano ai consumatori meno attivi che i loro cd sono sempre disponibili in negozio. Il punto è che non sono più le sole aziende a fare marketing. Si pensi a Couchsurfing, il sito che consente di dare e ottenere ospitalità da privati in ogni parte del mondo. Non c’è nessun pagamento, né baratto, dal momento che si può partecipare anche senza rendere disponibile un posto letto a casa propria. L’unica obbligazione morale è l’interazione tra ospitante e ospitato. Perché andare in albergo, se l’essenza del viaggio è l’esperienza di incontrare altre persone? Oggi i couchsurfer sono oltre mezzo milione e l’industria dell’ospitalità comincia ad accorgersene. All’ultimo congresso cui sono andato, a Boston, gli organizzatori mi hanno fornito l’elenco degli alberghi e dei couchsurfer della città. So di gestori di agriturismo che offrono un primo assaggio gratuito, tramite Couchsurfing, ma replicano solo a pagamento. Il campo da gioco di queste iniziative è la società, ma si avvertono ricadute anche sul mercato, anziché il viceversa cui eravamo abituati.

In alcuni casi, però, sostituiscono le imprese e il mercato.

FABRIS Ma ci sono esempi meno radicali, come il progetto Home food avviato da Egeria Di Nallo, una sociologa dell’Università di Bologna. Per salvaguardare e diffondere la conoscenza della gastronomia italiana, ha creato un’associazione, che poi è una community online, in cui un centinaio di signore di ogni parte d’Italia si impegnano a cucinare a casa propria menu tradizionali per ospiti paganti. Qui c’è una dimensione economica, ma non è quella caratterizzante. Mi pare che si possa già individuare un’alternativa al marketing Made in the Usa, qualcosa di simile a quello che Cova ha definito marketing mediterraneo. La presa di distanza dalla concitazione sociale, il recupero selettivo del passato, la voglia di autenticità, la gratuità, il sincretismo, prefigurano una realtà antropologica nuova.

Prima che Fabris titolasse Societing il suo libro Cova aveva già usato la parola. Che cosa intendete con questo neologismo?

COVA Contiene la radice di società perché non sono più i soli attori di mercato a fare marketing: tutti possiamo agire sulla società, con azioni che hanno ricadute anche sul mercato. Le aziende agiscono sulla società, soprattutto attraverso le valenze delle proprie marche, ma ritengono questo risultato un semplice effetto collaterale del loro agire sul mercato. E invece, oggi, il centro è la società, non più il mercato.

FABRIS E non esistono panacee. L’impresa deve rivisitare tutto il proprio agire alla luce di questi nuovi presupposti. Si deve rivedere tutto, a partire dal pricing. Mi chiedo, per esempio, perché il Made in Italy sia completamente assente dalla cultura del low-cost, che è cosa ben diversa dall’equazione prezzo basso = qualità scarsa, perché non solo l’estetica, ma addirittura l’etica concorre a formare la percezione di qualità. Fino ad oggi abbiamo considerato scontata l’invasività e la pervasività del marketing, ma è un’epoca che volge al termine, non tanto per l’affermarsi del concetto di permission marketing in luogo dell’interruption marketing, ma perché la stessa brand equity è minacciata, diminuita, dall’invadenza della marca.

COVA Gli individui accettano il ruolo delle marche nella vita quotidiana, ma rifiutano quello delle aziende. Il societing agisce al livello della marca, che può esser amata, ma non a quello dell’azienda.

FABRIS L’intrusività, farle popolare spazi crescenti del sociale e dell’universo semiotico, è un grave attentato che l’azienda fa alla marca.

Alla base di tutto ponete la transizione da una società moderna, tesa al conseguimento di un progresso lineare, a una post-moderna, caratterizzata da individui dalle identità molteplici e difficilmente catturabili. Ma non vi pare che, dall’11 settembre in poi, il pendolo stia tornando indietro e che si diffonda l’esigenza di identità più stabili e durevoli?

FABRIS La caratteristica principale del post-moderno è la presa di distanza dalle grandi narrazioni, e in questo non vedo passi indietro. E anche i multiple self sono una caratteristica ormai consolidata. Ho recentemente incontrato un bancario, che suona il clarinetto in un gruppo jazz, fa il volontario il sabato mattina e dedica la domenica al running. Non possiamo certo definire la figura sociale di questo signore attraverso il lavoro e la famiglia, come si faceva un tempo. Gli altri non sono hobby, implicano sistemi di valori diversi.

COVA Direi di più: in molti casi l’investimento emotivo in alcuni di questi multiple self va ben oltre quello nei ruoli tradizionali, soprattutto ma non soltanto per gli adolescenti

FABRIS Nel rapporto con i prodotti il post-moderno rifiuta, o comunque mette in discussione, le regole d’uso. Sono gli individui a scegliere come utilizzarli, basti pensare al fenomeno Coca Cola-Mentoscome esempio limite. E l’impresa non può permettersi di guardare a questi fenomeni con occhio supponente o con superficialità.

Ma le imprese soffrono di sindrome del controllo. L’idea che altri decidano a che cosa servono i loro prodotti può gettarle nel panico.

FABRIS È chiaro che la trasparenza comporta dei rischi, ma è una strada che va percorsa. È la grande discontinuità dalla coerenza assoluta alla pluralità dei mondi, al poliglottismo. Il rapporto dell’individuo con le imprese non è più gerarchico, reverenziale, ma orizzontale, di partnership, ludico, amichevole, garbatamente trasgressivo.

COVA Dieter Mateschitz, l’imprenditore di Red Bull, sostiene che l’impresa deve essere nella società e che nessun fenomeno che ruoti intorno alla marca può fare male. L’unica cosa davvero importante, sostiene, è la potenza narrativa della marca.

fonte:http://www.viasarfatti25.unibocconi.it



Dove vanno gli italiani in vacanza?

Pubblico un'indagine dal titolo "Dove vanno in vacanza gli italiani?", elaborata dal Trademark Italia,
società che si occupa di turismo e che vanta un'esperienza consolidata, dal resto come i suoi dati che elabora e diffonde. Sono slide che ci anticipano i cambiamenti in atto del settore turistico.


lunedì 23 giugno 2008

Le nuove linee guida per il rilancio del turismo italiano

Un nuovo patto tra Regioni,Governo e imprese per rilanciare il turismo e il Sistema Paese''. E' questo il messaggio forte che arriva da Riva del Garda, in Trentino, dove si è tenuta la IV Conferenza Italiana per il Turismo. L'appuntamento biennale e' organizzato dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome in collaborazione con il Governo, per mettere a confronto sulle politiche turistiche le istituzioni pubbliche e private che definiscono la governance del turismo italiano. L'invito ''all'agire comune'' e' arrivato da Michela Vittoria Brambilla, sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega al turismo, ed e' stato condiviso da Enrico Paolini, coordinatore degli assessori regionali al turismo.

Nel suo intervento il sottosegretario Brambilla ha piu' volte sottolineato la difficolta' dell'Italia sui mercati internazionali: ''Le stime indicano per il 2010 un movimento turistico di oltre un miliardo di persone. Si tratta di uno scenario in forte movimento ed evoluzione. Eppure, nonostante questo l'Italia sta perdendo quote di mercato, negli anni '80 eravamo al secondo posto, dietro gli Stati Uniti, oggi siamo al quinto, superati dalla Spagna. Le ragioni vanno ricercate nei gravi problemi strutturali del nostro paese, dove in campo turistico brillano poche eccellenze, quali Venezia, Firenze e Trentino Alto Adige''. Su questo aspetto, la responsabile del turismo del Governo italiano ha indicato nelle rete delle infrastrutture e nei servizi di supporto, le emergenze su cui agire: ''Per troppo tempo la politica e' stata in sonno, non sara' piu' cosi'. L'obiettivo, concreto e non demagogico, che io propongo a voi e' di incrementare di 2- 3 punti il Pil del comporto turistico''.

La Brambilla ha poi reso noto che il ministro della Pubblica amministrazione e dell'Innovazione Renato Brunetta le ha affidato il compito di gestire e realizzare il portale Italia.it. A dirlo e' stata la stessa Brambilla, chiarendo che a suo parere un portale turistico "e' uno strumento fondamentale ed e' bene che anche l'Italia lo abbia", la Brambilla ha pero' spiegato che della cosa "ci occuperemo in seguito. Prima di parlare di portale, ci concentriamo su fattori prioritari come la riqualificazione e la politica integrata con gli altri Ministeri. Ci sono altre priorita', ma con Brunetta abbiamo trovato un accordo per cui ha affidato a me la gestione e la realizzazione del portale Italia.it. Nei prossimi mesi -ha concluso- vi diro' che cosa tecnicamente faremo e che cosa non faremo".

''L'abbassamento dell'Iva nel settore del turismo e' nel nostro programma di governo, e' dunque mia ferma intenzione portare avanti questo punto ed e' giusto farlo'', ha poi aggiunto il sottosegretario alla Presidenza Brambilla che ha ricordato che la tassazione media delle imprese turistiche in Italia e' pari al 31% contro una media in Europa del 24%. L'Iva in Italia per le imprese turistiche e' pari al 10% ma per i Paesi nostri competitors e' piu bassa''.

L’idea di un grande patto tra Stato e regioni per creare un sistema turismo ancor piu' competitivo nei mercati mondiali. Piace al vicepresidente della Regione siciliana e assessore al turismo Titti Bufardeci,: è la strada giusta "per arrivare a una sinergia del sistema che renda competitivo l'intero paese e ne valorizzi ogni aspetto, facendo emergere le tante peculiarita' dei territori''. In particolare, secondo il vicepresidente Bufardeci, ''e' giunto il momento che il legislatore regionale metta ordine al settore. A breve partiremo con una fase di concertazione con le parti politiche e sociali, con la volonta' di presentare in tempi brevi all'Ars una legge quadro di settore''.

Per l'assessore al turismo della regione Marche, Gianni Giaccaglia,''E' necessario mettere a frutto questa rilevante fonte di ricchezza per il paese, riuscendo a liberare le enormi potenzialita' di cui disponiamo. Modello di governance, strategie di mercato, iniziative promozionali, sono fattori importanti per essere competitivi a livello internazionale.

''Ho apprezzato la volonta' del sottosegretario al Turismo Michela Brambilla di riconfermare la scelta di un patto tra Regioni, Governo e imprese per il turismo italiano'' ha detto la presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti. ''Altrettanto apprezzabile - ha aggiunto - e' la sintonia tra il complesso delle Regioni, espresso dal presidente della Conferenza Vasco Errani, la sottosegretaria e il mondo delle imprese alberghiere che hanno condiviso la necessita' di un piano strategico nazionale per migliorare e rendere piu' efficaci le nostre politiche turistiche, al pari di altri grandi Paesi europei, quali Francia e Spagna''. ''Ciò che occorre al turismo nazionale, e in Umbria e' un percorso già avviato da tempo - ha detto ancora - e' il lavoro di squadra, fare sistema, l'individuazione di `reti lunghe' delle stesse imprese, con a fianco Governo e Regioni che sappiano sostenere questi processi. Tutto cio' - ha rilevato - potra' concretizzarsi a patto che vengano riformati gli strumenti della concertazione e le strutture che si occupano di turismo nel nostro Paese, perche' il momento e' difficile e nello stesso tempo cruciale''.

Per il vicepresidente della Giunta regionale del Veneto Franco Manzato occorre riscrivere il ruolo dell'Enit. ''Sara' utile attivarsi per rimodulare l'Osservatorio nazionale del turismo - ha detto Manzato - e per ricalibrare il ruolo dell'Enit con una certezza forte: il bene del turismo veneto e' il bene del turismo del Paese''. Secondo il vicepresidente della Regione, infatti, il Veneto ''si conferma leader nazionale nel settore del turismo.

Soddisfazione "per la disponibilita' manifestata dal Governo circa le nostre richieste sulle misure di sostegno per le imprese turistiche danneggiate fortemente dal maltempo degli ultimi mesi'', l’ha manifestata l'assessore regionale al Turismo, Margherita Bozzano ''La disponibilita' manifestata dal sottosegretario al Turismo, Brambilla - ha detto l'assessore Bozzano – sulla valutazione da parte del Governo delle misure globali da assumere per venire incontro agli operatori turistici ci fanno ben sperare circa un intervento concreto per far fronte al problema''.

Spiega poi la propria ricetta di Tiziano Mellarini, assessore al Turismo del Trentino''Dobbiamo esaltare anche nel turismo quanto e' avvenuto nell'agricoltura di qualita', per enfatizzare ancora di piu' l'origine, il luogo, la riconoscibilita', in altre parole l'identita' che un contesto sa esprimere verso l'esterno. Esaltando le differenze, le diversita' per affermare il valore intrinseco del prodotto e la sua non replicabilita''',

Per il responsabile nazionale del turismo dell'unione delle Province Angelo Villani,. ''Stiamo parlando di un settore che e' necessario - spiega Villani -. Il turismo serve a non disperdere la nostra identita' di persone e di popolo''.

Secondo Antonio Centi, responsabile di settore dell'Anci, associazione nazionale Comuni italiani''Il sistema dei buoni vacanza può dare un contributo fondamentale al progetto di destagionalizzazione''.

Intanto la bozza del decreto per la classificazione unitaria della ricettivita' alberghiera e' pronta ed e' stato quindi chiuso il tavolo di lavoro fin qui svolto dalle Regioni in sede di coordinamento: la notizia e' arrivata proprio alla Conferenza nazionale per il turismo, dal coordinatore degli assessori regionali al Turismo, Enrico Paolini, che e' anche vicepresidente della Regione Abruzzo, e dal sottosegretario con delega al Turismo, Michela Brambilla.

Anche Paolini si è poi soffermato a parlare della riforma dell'Enit-Agenzia per il turismo, ''riforma che sara' radicale e che faremo tutti insieme: non e' possibile che l'Enit spenda la meta' delle proprie entrate per mantenersi''. Il Patto tra Governo, Regioni e imprese per il rilancio del turismo, secondo Paolini ''e' partito e si andrà avanti con la rivisitazione dell'Enit e dell'Osservatorio nazionale sul turismo.

La sottolineatura più forte arriva proprio dal presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani: ''Serve una riforma dell'Enit-Agenzia nazionale per il turismo, superando un assetto barocco a cui tutti abbiamo partecipato'': Errani, ha tracciato le linee di quella che potrebbe essere la nuova Enit che, a suo parere, deve avere un Cda ridotto ed elaborare un Piano strategico scegliendo una serie di mercati e chiedendo alle Regioni e alle imprese a quali priogetti intendono partecipare, mettendoci risorse proprie, ''con forme libere - ha chiarito Errani - che l'impresa liberamente decidera'''. Errani ha anche lanciato l'idea di eliminare alcune sedi estere dell'Enit utilizzando al loro posto le ambasciate. Rivolgendosi poi al sottosegretario al Turismo, Michela Brambilla, che ha detto che l'obiettivo e' aumentare il Pil del turismo nei prossimi anni, Errani ha osservato che ''più che elevare il Pil, serve maggiore qualita'. Presto non potremo non scegliere un segmento medio-alto di domanda turistica che e' molto esigente''. Infine, il problema prezzi alti, ''un tema che riguarda non solo e non tanto la ricettivita' ma tutta la filiera. Se la competizione internazionale e' aspra - ha concluso - questo tema va governato''

E proprio mentre si parla di riforma dell’Enti il presidente dell'ente-agenzia, Umberto Paolucci. 'ha reso noto che ''Il 19 maggio scorso ho rimesso il mandato da presidente dell'Enit-Agenzia nazionale per il turismo''. Paolucci ha spiegato di ''aver traghettato la riforma dell'Enit, compito che non e' stato facile.

''Piu' che una spartizione di poltrone, servirebbe una seria analisi della domanda turistica'': non si e' nascosto dietro alle parole il presidente di Federturismo-Confindustria, Daniel John Winteler, che si e' detto inoltre contrario ai finanziamenti alle compagnie low cost in alta stagione e ai finanziamenti straordinari per il turismo: ''Alcuni progetti stanno in piedi solo perche' vi sono i finanziamenti ma e' un errore avere risorse in cerca d'autore, bisogna semmai fare il contrario e soprattutto premiare le eccellenze che spingono tutti verso l'alto''

''Mi auguro che il governo, forte di una maggioranza indiscutibile, attui iniziative che portino piu' soldi nelle tasche degli italiani'': E’ questo l’auspicio espresso dal presidente di Confturismo-Confcommercio, Bernabo' Bocca. ''L'Italia non e' Gomorra - ha detto Bocca - se 'esportiamo' solo rifiuti e camorra facciamo fatica a risalire. E' un dovere del governo aiutare gli imprenditori turistici campani, vanno aiutati a sopravvivere''. Bocca e' poi tornato sul tema della tassa di soggiorno, ''basta, siamo stanchi di sentirne parlare. Il turista non e' una mucca da mungere e gli albergatori sono stanchi di pagare i dissesti dei comuni. La tassa di soggiorno da 10 euro? E' una vera follia''.

Bisogna ritornare al protagonismo e all'entusiasmo delle imprese che negli anni Settanta avevano lanciato destinazioni importanti quali Rimini, la Versilia, le Dolomiti, il lago di Garda e alla nascita della prima azienda di turismo a Cortina d'Ampezzo: e' questo, infine, il viatico di Claudio Albonetti, presidente di Assoturismo-Confesercenti per il rilancio del turismo italiano.

Fonte:Il portale di Tribuna economica


Documento triennale promozione turistica umbra


Marketing thinking: nuova concezione per il futuro


E’ stato un susseguirsi di voci autorevoli ed esperienze sul campo:
il World Marketing & Sales Forum,
evento organizzato a Milano da HSM,
ha visto alternarsi sul palco importanti
relatori e affermati uomini d’azienda. Ascoltare le parole di Philip Kotler,
per chi lavora in questo settore, è come
leggere un’enciclopedia del marketing.
Uomo carismatico ed affascinante, definito il padre del marketing, il professore americano ha incentrato il suo intervento sul branding narrativo:
‘Bisogna sempre creare una narrazione,
un racconto intorno al prodotto’.
Solo una storia permette di legare in maniera univoca ed indissolubile il
prodotto al consumatore, una relazione che lega il soggetto all’oggetto desiderato come in una storia d’amore.
In questo modo anche le commodities
possono essere differenziate. Ma se l’amore non è eterno, neanche i prodotti
lo sono, occorre innovare e rinnovare.
Protagonista del cambiamento non può
che essere lui, il boss: il consumatore.
Il cliente, protagonista assoluto delle sue scelte d’acquisto ha, infatti, assunto oggi un ruolo principale nel processo di
co-creazione del prodotto. Questo è il
cuore del ‘marketing thinking’ dei nostri
giorni. Eppure tema attualissimo è anche
quello della recessione, impattante sulle
politiche e gli investimenti di marketing. Il consiglio di Kotler è quello di non
abbassare i prezzi, anche se le pressioni
esterne sono molto forti, ma creare
valore aggiungendo un beneficio.
Il rischio, in un periodo come quello che stiamo attraversando, è che gli
investimenti aziendali nel marketing si riducano. Anche in questo caso il buon Kotler
consiglia di credere nel ruolo del marketing, ben diverso da quello del
sales. Le strategie e il pensiero marketing
dovrebbe interessare tutte le funzioni
aziendali.
Dal professore americano la parola è
passata al protagonista del rilancio
Fiat in Italia: Luca De Meo. Come una
storia con l’happy end il manager ha
illustrato la storia del marchio Fiat dal 2004 ad oggi. ‘E’ successo’ titolava
la presentazione, frase dal duplice
significato. Attraverso la presentazione delle campagne pubblicitarie degli ultimi anni è stato possibile conoscere l’umore di un’azienda che è passata
dall’indifferenza della gente, ad un
marchio rappresentante di made in Italy.
Con una brillante esposizione De Meo
ha raccontato la sua esperienza privata e professionale in Fiat, attribuendo il successo della rinascita del brand alla cultura interna all’ azienda.
Altro uomo di marketing, orientato alle nuove tecnologie e al digitale,
Massimiliano Magrini, country manager Google Italia. Una presentazione i cui numeri hanno forte rilevanza: nel mondo ci sono 1.200.000.000 di persone
connesse. Tre i motivi che hanno permesso un simile dato: l’aumento della capacità di memoria e l’abbassamento dei costi dei microchip; la banda larga; l’utilizzo
di tools, che consentono la produzione
e la condivisione di contenuti digitali.
250. 000.000 di persone utilizzano i social networking. Il digitale apre nuove sfide per il futuro: infatti, come scrive Murdoch, non sarà il più grande a
battere il più piccolo, ma il più veloce a battere il più lento. Lo spagnolo Fernando TrÍas De Bes
ha proposto il concetto di marketing
laterale. Un nuovo modo di fare
marketing per competere in un mercato iper - segmentato e mutevole è
rappresentato dalla possibilità di lanciare
nuovi prodotti per mercati più ampi, o
vecchi prodotti tramite nuovi utilizzi. Il marketing laterale trae forza e vigore
dalla creatività, i cui meccanismi sono simili a quelli dello humor. L’arte della
creatività si realizza nel momento in cui
si viene messi di fronte ad un’assurdità,
un paradosso. Concorrenza e competizione: questo l’argomento affrontato da Hermann Simon. Un’azienda deve selezionare e circoscrivere il proprio campo di
battaglia, organizzare il conflitto e
comunicarlo al mercato. Nascosti in
azienda ci sono due profit killer che
sono assolutamente da combattere:
l’aggressività nei confronti dei competitor
e l’acquiescenza verso i custumer. Simon, in linea con Kotler, ha evidenziato il prezzo come uno dei principali driver
di profitto: cercare di tenerlo sempre inalterato! Sul concetto di prezzo si è concentrato anche l’intervento di
Thomas Nagle, che ha spiegato come il
pricing strategico influenzi la gestione della percezione dei consumatori, non solo degli stessi prezzi.
Tra i relatori italiani Andrea Farinet che ha sottolineato come in Italia abbiamo
sviluppato un cultura della tutela del
lavoro, ma non del cliente, e ciò ha
comportato una crisi di legittimazione
delle attività di CRM.
Fonte:POST 10: www.post-news.it

sabato 21 giugno 2008

World Economic Forum: la competività del sistema turistico

Pubblico uno degli atti della Conferenza Italiana sul Turismo, che ci mostra i dati relativi della competività turistica italiana, quelli di matrice mondiale e tantissime statistiche riguardanti il settore.



Conferenza Italiana per il turismo

Sono on-line gli atti utilizzati dai relatori nella prima giornata, della Conferenza Italiana per il Turismo, che si sta svolgendo in questi giorni a Riva del Garda.( clicca qui)
Sto pubblicando alcuni dei tanti atti disponibili, dando maggiore enfasi a mio parere al post della Valle ISarco, il cui merito è dato dalla creazioni di prodotti turistici avendo come base l'aggregazione
tra pubblico e privato, e rinnovandosi attraverso il mantenimento dell'identità locale.


Mi piace ricordare anche l'importanza del web, e le potenzialità assodate di tale strumento per lo sviluppo turistico delle destinazioni. Qui vengono evidenziate le difficoltà ( strumento non potenziato) che l'Italia sta evidenziando in tale ambito, al cospetto di una Spagna sempre più efficiente. Difficoltà evidenziate da Google.



Nuovo presidente Enit: Matteo Marzotto



















Matteo Marzotto e' stato designato nuovo presidente dell'Enit, l'Agenzia nazionale per il turismo. Lo ha comunicato il sottosegretario Brambilla. 'D'intesa con le Regioni - ha spiegato - ho deciso di designare a presidente dell'ente Matteo Marzotto. Ha un'ottima competenza di tipo manageriale, essenziale per far funzionare l'Enit, ed e' un grande conoscitore dei mercati internazionali. Inoltre mi fa piacere poter designare un quarantenne'.

Umbria: urge piano strategico per il turismo












''Ho apprezzato la volonta' del sottosegretario al Turismo Michela Brambilla di riconfermare la scelta di un patto tra Regioni, Governo e imprese per il turismo italiano''. Lo ha detto la presidente della Regione Umbria, Maria Rita Lorenzetti, alla quarta Conferenza nazionale sul turismo a Riva del Garda (Trento).


''Altrettanto apprezzabile - ha aggiunto - e' la sintonia tra il complesso delle Regioni, espresso dal presidente della Conferenza Vasco Errani, la sottosegretaria e il mondo delle imprese alberghiere che hanno condiviso la necessita' di un piano strategico nazionale per migliorare e rendere piu' efficaci le nostre politiche turistiche, al pari di altri grandi Paesi europei, quali Francia e Spagna''. Intervenendo nel merito delle questioni affrontate dalla Conferenza nazionale, la presidente della Regione Umbria ha sottolineato come ''sia quanto mai urgente una nuova politica di organizzazione dell'offerta e della domanda turistica in Italia, che superi i localismi, in particolare quelli della promozione - non si puo' andare nel mondo a promuovere in maniera confusa e a ''briglie sciolte' ogni singolo pezzetto d'Italia - con le imprese chiamate ad affrontare il problema della frammentazione''. ''Cio' che occorre al turismo nazionale, e in Umbria e' un percorso gia' avviato da tempo, e' il lavoro di squadra, fare sistema, l'individuazione di 'reti lunghe' delle stesse imprese, con a fianco Governo e Regioni che sappiano sostenere questi processi. Tutto cio' - ha rilevato - potra' concretizzarsi a patto che vengano riformati gli strumenti della concertazione e le strutture che si occupano di turismo nel nostro Paese, perche' il momento e' difficile e nello stesso tempo cruciale''. Per la presidente Lorenzetti, ''si deve investire ancor di piu' sulla riqualificazione della nostra offerta, guardando con piu' attenzione al rapporto tra qualita' e prezzo''. A questo proposito, la presidente ha salutato con favore l'annuncio del sottosegretario Brambilla di voler procedere - si legge in una nota - all'approvazione di un decreto che, accogliendo la proposta della Conferenza delle Regioni, proceda a nuovi, piu' rigorosi ed omogenei criteri nazionali per la riqualificazione alberghiera. ''Per tutto questo - ha concluso - occorrono adeguate risorse finanziarie che, speriamo, come ci e' stato detto saranno rese disponibili''.

venerdì 20 giugno 2008

Guerrilla marketing di uno studente univesitario italiano: forza e coraggio

















Schizzi di sangue ovunque: dai lavandini alle pareti stanno allarmando i clienti di alcuni locali pubblici a Pesaro, Senigallia e Ancona. Nessun giallo e nessun omicidio si nasconde dietro quel colore rosso vermiglio. E' solo la forma di pubblicità, legata al progetto Guerilla Marketing, per promuover l'evento speciale del 44/o Festival Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, che quest' anno è dedicato al re dell'horror Dario Argento.

Autore della campagna è Federico Lodolini, anconetano di 25 anni, studente universitario del secondo anno del corso di Laurea specialistica in Comunicazione e pubblicità per le organizzazioni di Urbino, vincitore di un concorso indetto dall'ateneo con l'obiettivo di ''comunicare'' la Mostra del Nuovo Cinema agli studenti, con un budget ridotto. ''L'idea è stata di riprodurre nei bagni dei locali più trendy della zona, frequentati da una clientela giovane, una scena di sangue - racconta Lodolini -. Per farlo ho montato una pellicola in pvc, trasparente con degli schizzi veri e propri di smalto rosso e una scritta fatta con le dita: 'Ti piace Dario?''.

Negli stessi bagni è stato tinto di rosso acceso il sapone liquido dei dispenser con un effetto di macabra scolatura. Accanto alle due installazioni è presente un'etichetta, appositamente poco visibile, che riconduce alla Mostra pesarese. ''Il fine del Guerrilla Marketing - aggiunge Lodolini - è sorprendere chi riceve il messaggio, coinvolgere emotivamente il passante distratto dall'affollamento pubblicitario, far parlare di sé generando un passaparola che diffonda la notizia in modo virale''.
Sono d'accordo con la conclusione del ragazzo universitario, nonchè mio collega; vorrei concludere il post facendogli le più sentite congratulazioni, sia per la campagna, ma sopratutto perchè con tale azione ha rispolverato le qualità e potenzialità degli studenti universitari italiani, finiti da tempo nell' "oscurità"....! Forza e coraggio ragazzi universitari.....


Guerrilla marketing a Firenze


Tu vuò fa l’americano ma sì made in Italy, questo il claim dietro le migliaia di banconote da un dollaro, cadute dal cielo ieri mattina a Firenze dai bastioni della Fortezza da Basso proprio all’ingresso della 74ima edizione di Pitti Immagine Uomo.
L’agenzia K-events, dove presiede il padre putativo del guerrilla marketing, Andrea “il maestro” Natella, ha utilizzato così il guerrilla marketing per il lancio del nuovo brand di abbigliamento “Newyorkese”. Si sa come questa tecnica di marketing sotterraneo sia estremamente efficace per far conoscere al pubblico un nuovo prodotto, tra l’altro in questa azione non mancano delle componenti estremamente virali, intrattenimento, coinvolgimento e competizione, che si sa facilitano il ricordo e il passaparola. Via al video.
Fonte: bloguerrilla



giovedì 19 giugno 2008

La pubblicità sui siti di Social Media non specifici per il turismo

Siti di Social Media come MySpace e Facebook sono diventati molto popolari negli ultimi 3 anni, e non possiamo più dire “soprattutto in America”. Questi siti Web 2.0 giocano un ruolo importante come reti sociali e per tenersi in contatto con amici e colleghi; l’elevato volume di traffico che ricevono ogni giorrno può spingere qualcuno a considerarli una buona risorsa per investimenti pubblicitari

Al momento gli studi condotti non rilevano un numero significativo di prenotazioni a seguito di pubblicità turistica sui Social Media generici. Perché? La ragione è molto semplice. La maggior parte dei siti di Social Media giocano un ruolo abbastanza insignificante nella pianificazione dei viaggi. Gli utenti non usano (almeno non ancora) MySpace o Facebook per acquistare voli aerei, prenotare hotel o leggere recensioni dei consumatori.

Pubblicizzarsi su siti Web 2.0 generalisti come MySpace o FaceBook in un anno difficile come questo non è consigliabile. Questi canali sono più adatti ad una costruzione a lungo termine di Brand Awareness, e molto meno adatto a strategie di marketing a breve termine e basate sul ROI.

Come ben sappiamo, il discorso è completamente diverso nel caso di Social Media specifici per il settore turismo, primo fra tutti TripAdvisor.

Per difendere il proprio Brand, ogni albergatore dovrebbe monitorare e reagire alle recensioni dei consumatori, su TripAdvisor (25 milioni di visitatori unici al mese), su HotelGuide.com (entrambi spesso indicizzati da Google nei primi risultati di ricerca del brand dell’hotel), e sui maggiori intermediari on-line come Expedia.

Questi siti influenzano sempre di più le decisioni dei viaggiatori, e sono più che mai decisivi per il successo di qualsiasi hotel.

Fonte: Bookingblog.com

Conferenza di Kotler a Milano : gli atti














Sono disponibili gli atti della conferenza che Kotler, il guru del marketing, ha presieduto a Milano.


clicca qui

mercoledì 18 giugno 2008

Cambiamenti in atto: web 2.0


Kotler : la nuova teoria del brand




L'esperto mondiale di brand ha presentato ieri la sua teoria olistica al World marketing and sales forum, evento svoltosi ieri a Milano, organizzato da Hsm, società specializzata in executive education
In uno scenario in continua evoluzione, l'azienda deve integrare strettamente ogni gestione interna sotto un solo BRAND, ovvero si deve possedere un marchio flessibili ai cambiamenti esterni e più vicino ai consumatori. Questa è la nuova teoria del guru del Brand, Philip Kotler, che permette di superare le prossime evoluzioni e sfide del mercato.
In questa visione "olistica", Kotler delinea quattro pilastri interni all'impresa interconnessi tra loro:
L'integreted marketing si occuperà di comunicazione, canali, politiche di prezzo e prodotti, l'internal marketing seguirà la stessa divisione principale del marketing, mentre al Socially responsible marketing va la gestione delle politiche di responsabilità sociale, ed infine troviamo Relationship marketing che si occuperà di clienti e partner.
In questo modo i marchi possono dare risposte più rapide alle richieste in evoluzione della clientela e grazie ad una valida rete di partnership, creare valore per il loro pubblico.

L'importante è saper incanalare la creatività aziendale, ha concluso Kotler, ogni responsabile di marketing deve risolvere nel suo mandato almeno due dei sei punti fondamentali:
- rappresentare la voce dei clienti
- monitorare i cambiamenti del mercato
- essere ambasciatori del brand
- migliorare le conoscenze del mamagement
- creare sinergie
-misurare con parametri finanziari il ritorno degli investimenti del marketing
Mi piace ricordare le seguenti affermazioni di Kotler: " le marche non vincono da sole, devono costruire un'eccellente rete di partner" ed infine " una società deve rappresentare i valori che stanno a cuore al pubblico"
Articolo tratto da ItaliaOggi , 18/06/08

martedì 17 giugno 2008

Big Babol in taglia XXL
















L'unica, inequiparabile, gomma da masticare che permette di fare i palloncini d'aria è lei: la BIG BABOL
Per dimostrare ciò che permette di fare l'ultima gomma in versione XXL è stata creata una campagna di ambient marketing a Dubai, nei paesi arabi.
Come vedete per percorrere i marciapiedi era necessario girare intorno ai grandi palloncini, impossibile non notarli.
Ricorda un pò l'infanzia di tutti con le mitiche sfide a chi riusciva a fare il bigger ballon...

fonte: Our and Your Marketing

2°Forum sul turismo: la valorizzazione del territorio

Sabato 5 giugno a Milano si è tenuta la seconda conferenza annuale sul turismo, evento organizzato dal Sole 24 ore, evento di riferimento per chi opera nel fantastico mondo del turismo.
A me piace mostrarvi i contenuti del seguente tema: il vantaggio competitivo nazionale: la valorizzazione del patrimonio artistico, culturale, paesaggistico e degli eventi sul territorio come elemento di sviluppo turistico in Italia.
Intervento molto importante perchè ci permette di comprendere la situazione attuale del sistema Italia inserito nel contesto internzazionale.
per visualizzare gli altri articoli (clicca qui)


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fonte: il Sole 24 ore

lunedì 16 giugno 2008

Il campione francese Ribery si è reso protagonista di un'azione di Guerrilla Marketing per un negozio di articoli sportivi nel centro di Monoca di Baviera. Il centrocampista transalpino è stato esposto in vetrina come se fosse un manichino. Ma non finisce qui...
Non vi dico cosa succede dopo per non svelarvi la parte più bella del video.


Nuovo modo di far capire l'inquinamento
















L’agenzia Ogilvy, direzione South Korea, ha reclutato due ottimi disegnatori che hanno dato vita a questo lavoro realizzato con colori ad acqua dalle dimensioni 3,5 m x 2,8 m. L’obiettivo è stato quello di comunicare che l’inquinamento procurato dall’uomo ritorna sotto forma di inquinamento all’uomo stesso. Il cliente è la KFEM Korean Federation for Environmental Movement. Qualcosa che per la sua bellezza difficilmente verrà rimossa dal muro, un modo sicuramente originale per non occupare gli spazi predefiniti decisi dalle tabellari, soluzione solitamente a costo medio e scarsa visibilità e ricordo.
fonte: bloguerrilla

domenica 15 giugno 2008

Feed SA: un nuovo modo di comunicazione sociale

















Ogni giorno che passa ci troviamo ad analizzare, studiare e commentare diverse campagne di comunicazione non convenzionale. Ne abbiamo viste di tutti i tipi. Ci siamo accorti, al contempo, che la comunicazione sociale ha fatto sempre più passi da gigante nell'utilizzo degli strumenti di Guerrilla Marketing.
Oggi vi racconto una campagna realizzata dall'agenzia TBWA per conto della Feed SA
Sono stati realizzate delle decalcomanie ai carrelli porta spesa, raffiguranti dei bambini africani che chiedono qualcosa da mangiare, con quegli occhi languidi che non ci si può non sciogliere solo a vederli.
A chiudere l'attività un claim di tutto rispetto:
(società a scopo benefico che lotta contro la fame in Africa). L'agenzia ha pensato di realizzare una campagna colpendo quei luoghi dove solitamente il cibo si trova in abbondanza: i supermercati.See how easy feeding the hungry can be?

Fonte: bloguerrilla

Marketing virale








Il termine viral marketing e stato usato per la
prima volta nel 1996 dal professor Jeffrey F.
Rayport, docente della Harvard Business School,
nel suo articolo, pubblicato per Fast Company,
The Virus of Marketing. Nell’etimologia della parola
marketing virale è gia definita la stessa essenza
di questa tecnica di marketing alternativo. Il virus
è un messaggio pubblicitario che sfrutta la capacità
comunicativa di pochi soggetti per trasmettersi
ad un numero esponenziale di utenti finali.
La creatività di un idea e la facilità nella fruizione
costituiscono i punti di forza di un messaggio virale,
che sfruttando il meccanismo del passaparola
(un nodo comunicativo si relaziona con un numero
indefinito di altri nodi che a loro volta si relazioneranno
con altri nodi accrescendo la trasmissione
del messaggio in modo esponenziale) in modo
attivo e volontario, si diffonde in una comunità.
Il canale della rete, come teorizzato da Douglas
Rushkoff nel suo libro Media Virus, è quello che
si presta meglio ad un’ infezione da messaggio
virale, in quanto le comunità che si muovono sul
Web possono comunicare tra loro in modo chiaro,
veloce, multimediale e gratuito. Spesso si tratta
di fenomeni temporanei, i cosiddetti “internet
meme” (“Internet phenomenon”), che hanno un
picco di visite in un periodo di tempo determinato
per poi veder calare la propria capacità attrattiva.
Rayport individua sei caratteristiche fondamentali
che una concreta azione di marketing
virale deve possedere per avere successo:
1) Il modo migliore per entrare nel mercato è camuffarsi
(“stealth marketing”) utilizzando contenuti
“smart” per nascondere un messaggio pubblicitario.
2) Il messaggio virale deve esserefruitogratuitamente.
3) Bisogna lasciare che sia la comunità e il suo comportamento
a causare la diffusione del messaggio
4) Bisogna apparire come un portatore
del virus non come il virus stesso.
5) Sfruttare la forza di più legami deboli che
sarà maggiore di quella di pochi legami forti
6) Calcolare gli investimenti nel lungo periodo fino
a quando il messaggio raggiungerà il punto di rottura
trasformandosi in un epidemia.

fonte:Wolverine, Subvertising num 4/2008

Ambient Marketing: definizione



Il marketing ambientale nasce dalla necessità
crescente di tutte le aziende di raggiungere un
pubblico sempre più impermeabile ai messaggi
veicolati dai media tradizionali. L’ambient marketing
sfrutta i luoghi ed i tempi della vita quotidiana
trasformandoli in vere e proprie “esperienze
pubblicitarie”. Oggetti urbani, monumenti, mezzi
di trasporto, scenari intimi e pubblici e gli stessi
media tradizionali vengono modificati fisicamente
in modo da stupire il pubblico e far penetrare
nella sua giornata un messaggio pubblicitario.
Le tecniche di ambient permettono inoltre di individuare
e segmentare in modo efficace il target di riferimento,
in quanto raggiungono l’utente nei luoghi
della vita reale dove spontaneamente entra in contatto
con gli altri e dove è maggiormente ricettivo
agli stimoli esterni.

fonte:Wolverine Subvertising, numero 5/2008,pp 23

Un buon portale presuppone un buon marketing di destinazione


Sabrina Pesarini
, dopo aver diretto il portale Barcelona on-line, è stata responsabile del Trentino.to e attualmente è a capo di turismofvg.it.

Dottoressa Pesarini, come si realizza un buon portale di destinazione?
Partiamo da un assunto basilare. Un portale è un’azione di marketing, e come tale deve presupporre analisi di contesto, individuazione di obiettivi e strategie, come ogni altra buona operazione di markting.
Inoltre deve essere coerente e coordinata con le altre azioni di marketing off line. Spesso si vede l’indirizzo dei portali su tutte le brochure di una destinazione, poi si va a vedere questi siti e si scopre che non contengono nulla di più di quando già presente nel cartaceo. Operazioni di questo tipo non hanno senso.
Una prospettiva d’avanguardia è quella di spingere molto avanti l’orientamento alla domanda nella costruzione dei siti. Mi riferisco all’opportunità di costruire specifici siti indirizzati ai diversi mercati target. In questi casi si parla di geo marketing, o di local site. Qualche esempio: il mercato tedesco può essere interessato solo a certi prodotti, e quindi è bene concentrare la propria attenzione solo a questi e costruire un sito apposito, tralaciando prodotti non interessanti per il mercato tedesco. Stesso discorso per la grafica: l’utente latino vuole emozionalità, mentre il nordico preferisce essenzialità. Oggi in Italia queste strategie non hanno ancora preso piede, nemmeno nei casi più avanzati.
Infine non deve mai essere trascurata l’organizzazione che sta dietro al sito: risorse umane ed economiche ad esso dedicate. E poi il prodotto, perché è impossibile creare un portale efficace se la destinazione non ha un’offerta competitiva.

La ricerca di Google Italia mette in luce anche la scarsità di informazioni presente nei nostri portali regionali.
Purtroppo molti siti sono ancora concepiti in maniera istituzionale, quasi un invito a visitare la destinazione. Mentre un portale viene visitato quando il turista ha già deciso che vorrebbe passare le vacanze in quella destinazione: servono informazioni di servizio sulla fruizione del territorio.
Oggi l’utente cerca più il prodotto che la destinazione: questo dà indicazioni chiare su quale tipo di contenuti servono a produrre risultati.

È quindi ipotizzabile un problema di competenze, forse non solo tecniche. Quale ruolo giocano oggi i vertici tecnici e politici delle destinazioni nel determinare la nostra arretratezza nel mondo web?
Non c’è dubbio che serva un radicale cambio di visione generale. Oggi tutti concordano che internet è importante, ma non hanno capito bene come funziona, e ancora prima come può essere valutata la sua efficacia.
Giudicare un sito per il numero delle visite è come valutare una destinazione per il numero delle presenze. Ciò che conta è la qualità dei visitatori, e il modo in cui hanno utilizzato il portale.
Se un visitatore sta nel sito appena 10 secondi, non conta nulla. Internet invece offre strumenti di misurazione molto più precisi per valutare le performance di un portale.

A lato dei portali regionali, internet è popolato da centinaia di siti dei singoli operatori.
E in questo contesto l’Italia sconta un’arretratezza forse maggiore. Non parlo solo dei siti personali degli operatori, ma soprattutto della loro capacità di sfruttare tutte le occasioni di mercato offerte dalla rete.
Penso soprattutto ai grandi aggregatori globali. Expedia e altri hanno il problema di non avere il prodotto Italia perché i piccoli albergatori del nostro paese non hanno flessibilità e velocità sufficiente ad interfacciarsi con questi soggetti. Danno il prezzo per persona e per stagione, quando nel resto dell’Europa si espongono prezzi per camera e le stagioni sono sostituite dalla dinamicità in tempo reale dei prezzi. Chi però accetta le regole di questo mezzo, raccoglie ormai un 60% del proprio giro d’affari da questo canale
fonte:http://www.blogconferenzaitalianaturismo2008.it/

Casinò di Venezia all' aereoprto


Azzeccatissima campagna pubblicitaria del Casinò di Venezia realizzata all'aeroporto della stessa città! Ancora più azzeccata se si considera che l'aeroporto di Venezia e il Casinò distano poche centinaia di metri!






sabato 14 giugno 2008

Basilicata in tour



La Basilicata, per promuovere il turismo incoming nel mercato italiano, sta realizzando un tour in varie città con un tir attrezzato. Basilicataintir è il nome del progetto che pur partendo da un'idea semplice, andare a trovare i potenziali turisti a casa loro, viene supportata da un'impalcatura tecnologica 2.0 per veicolare la comunicazione di ogni tipo di contenuto. Hanno un sito completo di blog e di vari account (flickr, youtube, twitter, feed rss,...) per condividere foto, video, notizie, aggiornamenti e soprattutto creare community.

Il tutto è realizzato da un'associozione, Identità Lucana, composta prevalentemente di giovani motivati dall'amore per la loro terra e dalla voglia di realizzare qualcosa di concreto per il suo sviluppo.

Quello che traspare è un'allegria contagiosa, un rispetto del "vecchio" trasformato e comunicato come VALORE (tradizioni, sapori, profumi), e un approccio innovativo seriamente strutturato a monte.
Fonte:http://www.robertamilano.it/turismosavona/

venerdì 13 giugno 2008

il turista è cambiato

Sabato 7 giugno 2008 alla Sala Rocca di Lavagna si è tenuto il 1° Convegno sul turismo.
Numerosi i partecipanti all'evento: albergatori, dirigenti, imprenditori turistici, studenti.....tutti interessati al turismo.
Molte le tematiche che si sono affrontate: dal modello dei club di prodotto ai motori di ricerca, strumento privilegiato per organizzare e prenotare la vacanza, dal cambiamento del turista e dei metodi di prenotazione a internet, mezzo di valutazione da parte di molti utenti.


le fondamenta del marketing non convenzionale


giovedì 12 giugno 2008

Ospitalità in Italia, dati e tendenze da Confindustria

Cosa accade nell’articolato mondo delle imprese dell’offerta turistica italiana? Partiamo dai numeri offerti da un rapporto elaborato dal Centro Studi di Confindustria nel luglio 2007.
Buoni tassi di crescita e di attività per i settori della ristorazione e dell’ospitalità diversi da quello alberghiero, e una sostanziale razionalizzazione di quest’ultimo, che dai primi anni ’90 ha vissuto una contrazione dei numeri relativi di strutture.
Il sistema alberghiero ha vissuto importanti mutamenti a partire dai primi anni Novanta: “dal 1992 al 1999 il numero di alberghi – si legge nel documento - è progressivamente diminuito, passando da 35.371 a 33.341 unità. Oltre duemila alberghi in meno in sette anni. Tale processo ha determinato una sostanziale stabilità del numero di esercizi alberghieri a essere sostanzialmente stabile nell’ultimo quinquennio, passando dalle 33.361 unità del 2000 alle 33.527 del 2005, con una variazione dello 0,5 percento. Mentre è risultato più dinamico il comparto degli esercizi complementari, con un incremento più sostenuto e pari al 2,7 percento. Il processo di razionalizzazione ha favorito una maggiore pianificazione dell’offerta, incentivando gli esercizi a stipulare accordi con intermediari, tour operator e agenzie di viaggio, in modo tale da ridurre l’elevata stagionalità dei flussi”.
Si registra inoltre un l’upgrading delle categorie inferiori con il conseguente spostamento dell’offerta al-berghiera verso fasce di medio-alto livello.
Le caratteristiche delle strutture ricettive si polarizzano, di pari passo con le preferenze della domanda: da un lato alberghi di qualità medio-alta, dall’altra una sempre maggiore presenza di bed&breakfast e alloggi in affitto capaci di soddisfare segmenti più attenti al prezzo.

La competitività del turismo in Italia: da una logica territoriale a una logica di prodotto

Guido Pasi è assessore al turismo dell’Emilia Romagna e sarà il coordinatore del 3° tavolo di lavoro della Conferenza, quello relativo alla competitività del sistema Italia.

Il turismo italiano dimostra qualche difficoltà a tenere il passo dei più agguerriti competitors internazionali. Che cosa ne pensa?
Il grande problema dell’Italia è che manca un’organizzazione di paese capace di un orientamento al marketing di prodotto. Questo approccio, che ha fatto la fortuna turistica della Francia o della Spagna oggi è molto carente in Italia, almeno a livello di sistema paese. Il turismo è a tutti gli effetti un’industria complessa, richiede uno sforzo comune dello Stato e delle regioni e una politica di forte indirizzo. Ad esempio, per aggredire un mercato in espansione come la Russia, bisognerebbe andare con più destinazioni e più prodotti, con un approccio a “geometrie variabili”: a seconda del prodotto che esporto, si assemblano regioni e prodotti diversi. Per il prodotto mare si punterà su alcune regioni, per il prodotto sci, su altre, e così via… L’Enit dovrebbe orientarsi significativamente i questa prospettiva, darsi un’organizzazione basata sui prodotti, optare per una verticalizzazione che a seconda delle diverse motivazioni attivi diversi territori.

L’Emilia Romagna sembra aver già imboccato questa strada…
L’Emilia Romagna ha adottato negli ultimi 10 anni questa impostazione, costituendo le unioni di prodotto che riuniscono operatori privati sostenuti dall’attore pubblico. Noi spingiamo molto sulla cosiddetta promo-commercializzazione, finanziamo cioè quei progetti che siano effettivamente orientati al mercato, che dimostrino di saper vendere, vincolando le risorse pubbliche al raggiungimento di risultati effettivi. La legge regionale si è dimostrata molto efficace soprattutto nella capacità di allargare le nicchie, ovvero di attirare segmenti di domanda su determinati prodotti. Ad esempio il prodotto bike ci sta dando molte soddisfazioni, perché riusciamo a portare clienti da diverse parti del mondo con grande beneficio per le imprese private.

Un modello che potrebbe funzionare anche per il Paese…
Il problema è che in Italia c’è una grande confusione di ruoli che ostacola lo sviluppo del prodotto Italia. Le singole realtà territoriali non dovrebbero andare sui mercati internazionali, il turista proveniente da mercati lontani non riconosce le regioni amministrative, ma i prodotti turistici. Alle regioni farebbe molto piacere essere coordinate dallo Stato, che investe sulla promozione, sulla marca Italia, sul marketing nei mercati globali. C’è ancora chi pensa che il nostro patrimonio culturale sia sufficiente ad attirare turisti, ma non è più così. Tutti parlano di Cina, in effetti il mercato cinese è in crescita stabile del 10 % all’anno, ma i Cinesi che vengono in Europa passano da Francoforte e volano Lufthansa, che ha 40 voli settimanali di collegamento con la Cina. Francoforte non è uno scalo turistico in senso stretto, è uno scalo logistico utilizzato per arrivare in Europa e di lì partire per visitare i diversi paesi. I Cinesi sono molto interessati all’Italia, vogliono vedere le nostre città, ma i servizi di intermediazione (che sono quelli che portano guadagni) attualmente sono offerti dalle grandi compagnie internazionali. In una prospettiva globale quindi non ha senso ragionare per regioni, ma in un’ottica di Paese Italia; il vantaggio competitivo si ottiene vendendo il Paese, non solo la singola regione. Se continueremo a ragionare per confini amministrativi l’Italia continuerà a perdere quote di mercato.
fonte:http://www.blogconferenzaitalianaturismo2008.it

I festival: strumenti di crescita del territorio

In Italia, secondo una stima della Siae, sono circa 1.500 i festival e le manifestazioni temporanee che ogni anno animano le città italiane. Un numero che continua a crescere. Quali le ricadute turistiche di questo fenomeno ormai affermato? E cosa evidenzia riguardo le modalità organizzative di un territorio e delle sue capacità di produrre cultura?
Nel marzo scorso Udine ha ospitato la il convegno “Città in festival, nuove esperienze di marketing territoriale”, al quale ha partecipato anche il direttore dell’area turismo di tsm Umberto Martini.
Ci racconta del convegno il suo responsabile scientifico, Marco Paiola, docente all’Università di Padova.

Dott. Paiola quali le caratteristiche del convegno?
La finalità dell’incontro era quella di raccogliere più voci su un tema di cui si avverte la crescente importanza ma per il quale fino ad oggi manca un reale confronto.
I festival sono elementi importanti soprattutto per quelle città che stanno rileggendo la propria identità e il complesso di attività che in esse si svolgono.
È interessante notare che i casi più riusciti di festival sono quelli delle città medie, di provincia, che nell’ultimo decennio hanno sviluppato un turismo culturale positivo nei numeri e nella qualità dell’offerta.
In tali contesti il festival diventa un nodo che intreccia i diverso soggetti e modalità dell’imprenditorialità culturale locale. Su questi temi esiste una vasta letteratura scientifica di base economica. Il nostro approccio di studio invece è incentrato sulle modalità di rete degli attori locali: la struttura delle relazioni, gli apporti dei diversi soggetti intervenuti, ciò che di nuovo emerge. Una prospettiva quasi sociologica.
Un’attenzione particolare è posta al sistema di imprenditorialità locale fluida e puntiforme: è un “mettersi insieme” anche un po’ naif, ma straordinariamente creativo.

E cosa è emerso?
La conclusione più importante è che i legami con il territorio sono importanti. Sembrano essere più solide quelle esperienze nate dal basso, con impostazione di tipo post-fordista, che hanno messo in rete prima soggetti locali e poi si sono collegate ad altri esterni. Questo ha costruito un prodotto che prima non c’era, risultato dall’incontro tra specifiche competenze locali e altre globali.
I festival non sono sagre paesane: invitano esperti e personalità di livello internazionale, e per 4-5 giorni l’organizzazione di fatto gestisce l’intera città.
Col passare del tempo e con l’accumularsi di edizioni, il festival diventa sempre più complesso da gestire. Si richiedono competenze esterne, ma se l’evento non mantiene un forte radicamento territoriale, il rischio che venga portato via dalla città è sempre più alto.

Il problema insomma di far crescere un territorio senza snaturarlo in prodotto globalizzato.
È il problema dei fenomeni artigianali che crescono in virtù della loro qualità, fino a quando arrivano al punto in cui per crescere ancora si devono adottare metodi industriali.
Se cambia il sistema, se sconfina oltre i limiti locali, se si perde l’organizzazione, si snatura l’evento?
A ciò si aggiunge il problema politico: se cambia la giunta comunale, o se cambia il soggetto fondatore dell’evento, cosa succede?
La nostra risposta è che se c’è un network ampio e unito di soggetti locali attivo nell’organizzazione, aumentano le possibilità di sopravvivenza.

Quali le ricadute turistiche di un buon festival?
Come tutti gli eventi i festival producono arrivi durante la manifestazione e possono sviluppare un’immagine positiva della destinazione.
Ma c’è anche dell’altro. I festival fanno nascere nuove attività, offrono l’opportunità di lavorare insieme agli altri attori locali, sviluppano cultura associativa. Svolgono quindi la funzione di palestra di management del territorio, e ancor prima stimolano la crescita di una cultura territoriale, utile a tutta l’economia locale.

Per ulteriori approfondimenti, consultare il sito www.vicinolontano.it
È in programma la pubblicazione di un volume sul convegno “Città in festival, nuove esperienze di marketing territoriale”

fonte: http://tsmturismo.blogspot.com/

I fattori che influenzano le scelte dei turisti stranieri

Un sondaggio effettuato dai Dorsi regionali del Sole 24 ore evidenzia gli elementi che influenzano in positivo e in negativo le intenzioni di viaggio verso l’Italia. L’indagine, condotta raccogliendo le valutazioni delle associazioni di categoria, evidenzia una situazione di sostanziale incertezza, dovuta a molti fattori, quali il caro greggio, che sta provocando un innalzamento dei costi relativi ai trasporti (alcune compagnie low cost hanno ritoccato verso l’alto le tariffe), la forza dell’Euro, che ha spinto in alto i prezzo soprattutto per gli stranieri in visita nel nostro paese e la stagnazione economica globale, che provoca un rallentamento delle spese turistiche.
In generale il livello dei prezzi è ritenuto piuttosto alto da parte dei turisti stranieri, che considerano l’Italia cara rispetto a competitor quali la Spagna , la Turchia o la Croazia.
A questo si aggiunge la crisi dei rifiuti, che non ha certo aiutato l’immagine del paese anche se è presto per capire se effettivamente provocherà una flessione dei flussi turistici in arrivo.
L’Italia può però contare su alcuni punti di forza, come la bellezza e la ricchezza del patrimonio artistico e culturale e l’alto livello dell’accoglienza, che costituiscono fattori di attrazione in grado di controbilanciare parzialmente i limiti dell’offerta e i problemi congiunturali.
Per quanto riguarda i principali mercati, per i turisti tedeschi la Spagna sarà anche quest’anno la principale meta, anche se si prevede un aumento rispetto al 2007 di arrivi in Italia.
La sterlina debole non dovrebbe avere grandi ripercussioni sulle scelte dei turisti d’oltre manica, che continueranno a scegliere l’Italia confermando sostanzialmente i dati del 2007.
Più nebuloso invece il comportamento dei turisti francesi, che potrebbero venire influenzati dall’emergenza rifiuti, che ha avuto un notevole risalto sulla stampa nazionale.

(fonte: Il sole 24 ore)

La fine del marketing?

Vi siete finalmente messi in pari con i crismi del marketing à la Kotler e del suo armamentario (ricerche di mercato, target e 4P)? Siete fuori strada. A dirlo è Giampaolo Fabris con il suo ultimo libro: Societing . I presupposti sui quali si basava il marketing della produzione di massa non sono più validi, sostiene Fabris. Il consumatore non è più un soggetto debole, da “educare” alle meraviglie della modernità, ma ha acquisito autonomia ed intraprendenza. Grazie alle nuove tecnologie, è molto più informato che in passato e soprattutto si trova in rete con altri consumatori, con i quali condivide esperienze e passioni. Fabris ci avverte che nella società postmoderna, si assiste all’esplosione del bisogno di comunità. Altro che società omologata: nascono nuove tribù attorno ai brand o a specifiche pratiche di consumo. Il consumatore diventa creativo, non subisce passivamente i prodotti industriali, ma li usa, li modifica, li combina con altri prodotti per esprimere la propria identità. Un vero e proprio homo ludens, che si diverte nel fare mash-up: il vestito di Prada si indossa con la maglietta comperata al mercato. Un modo del consumo che sfugge alle tradizionali segmentazioni del marketing e che non si conforma più alla regola della soddisfazione dei bisogni.
Fabris va anche oltre: sostiene che uno degli snodi critici riguarda la scarsa attenzione che le aziende del made in Italy hanno dato a questa profonda trasformazione. Siamo molto contenti che il nostro guru nazionale abbia scoperto il marketing 2.0. E ci sentiamo pure di rassicurare (almeno in parte) Fabris. La parte più innovativa delle nostre medie imprese ha da tempo investito in forme originali di dialogo con in consumatori, proprio a partire dall’utilizzo delle nuove tecnologie. Aziende come Ducati e Dainese hanno puntato da tempo sulle community di consumatori non solo come ambito di comunicazione ma come veri e propri spazi di innovazione all’interno dei quali ridefinire in misura congiunta sia gli aspetti tecnici che immateriali del prodotto.
L’evoluzione del marketing in chiave interattiva, promette di essere maggiormente in linea, rispetto all’impostazione fordista, con le caratteristiche delle nostre piccole e medie imprese che hanno fatto della flessibilità e della connessione all’interno delle reti distrettuali dei punti di forza per sostenere la propria competitività. Il nuovo marketing rappresenta una grande opportunità per valorizzare quel mix originale tra saperi artigianali, identità culturali e innovazione tecnologiche che hanno garantito il successo delle nostre imprese.


dati contrastranti

L'incontro di BlogLab è andato, a mio avviso, molto bene: ottime relazioni e ottima affluenza di pubblico (intendo anche di non-studenti) per un argomento non proprio generalista.

Nella mia relazione introduttiva, dopo una breve e doverosa presentazione del progetto BlogLab ho voluto lanciare un attualissimo sasso nello stagno che mi compete: come sta il Marketing (quello con la M maiuscola) nell'era del web 2.0?

Ho voluto citare la notizia provocatoria che gira sui media in questi giorni: "il marketing è morto".

La voce circola dopo i numerosi articoli relativi alla pubblicazione del nuovo libro di Giampaolo Fabris Societing. Io il libro non l'ho ancora letto ma dalle interviste, nonchè dal blog appena aperto, la filosofia che emerge è assolutamente condivisibile, almeno per quanti seguono l'evoluzione del comportamento del consumatore in rete: oggi il marketing non è morto ma non stà affatto bene.

Se, però, Fabris sembra disposto a mettere in discussione l'intera impalcatura e parla di una indispensabile evoluzione del concetto di marketing, citando Anderson e, implicitamente, il cluetrain manifesto di Weinberger, stride la quasi contemporanea pubblicazione (e relativa interpretazione) delle ricerche Eurisko e Bocconi nell'ambito dell'osservatorio Netcomm. Queste ultime sembrano decretare la scarsa rilevanza delle conversazioni (e del web 2.0 in generale) sui comportamenti d'acquisto online in Italia.
.

Qui ho voluto affiancarli temporalmente per provocare una riflessione sul delicato passaggio cui stiamo assistendo. L'argomento è molto complesso e spero verrò perdonata per il taglio ironico che ho dato alle slide. Lungi da me l'idea di giudicare l'operato dei massimi esperti del settore. Vuole solo essere un piccolo contributo alla discussione in atto e un invito per gli studenti a seguirne l'evoluzione con spirito critico.


2° forum turistico del sole 24 ore

Si è svolto ieri il secondo forum sul turismo, e tra poco metterò in rete gli atti, non appena li avrò disponibili. Intanto vi dico un'anticipazione : è stato presentato la web tv della borsa internazionale del turismo: la Bit Channel.
Diffonderà in rete le news, le destinazioni, le offerte presentate dagli operatori, insieme alle vivaci ed emozionanti experience caricate dal vasto pubblico dei viaggiatori. A presto

Applicazioni pratiche: Riccione 2001

Un esempio di quanto detto e' stata l’operazione portata a termine a Riccione. Nell’estate del 2001 la Regione Emilia Romagna ha puntato per la promozione del turismo sulla riviera in una campagna tradizionale che ruotava intorno allo slogan “Vacanze a Ufo” con immagini di omini verdi e dischi volanti.

La campagna, il cui sottotesto era:
Siamo in grado di accogliere qualsiasi tipo di turista”, ha utilizzato il classico media-mix di cartellonistica, inserzioni sulla carta stampata, spot televisivi e radiofonici.

In questo scenario il Comune di Riccione ha deciso di insistere e approfondire i temi di quella campagna con una serie ulteriori di azioni di comunicazione e di eventi sul territorio (una simpatica mappa della citta' per extraterrestri, un festa dal sapore alieno nella piazza principale, gadget, pieghevoli ecc.).

Quello che abbiamo proposto all'assessorato al turismo del comune di Riccione e' stata la messa in scena di un falso atterraggio Ufo nei pressi dell'Acquafan.

Abbiamo così disegnato nottetempo tre grandi cerchi con dell’acido e gestito in "modalita' ghost" i rapporti con la stampa fornendo loro interviste a testimoni, ufologi ecc.
Il risultato ottenuto e' stata un altissima visibilita' sulla stampa (prime pagine sui tre quotidiani locali, su quasi tutta l'emittenza radio e tv locale, quindi sulla stampa nazionale fino ad arrivare a un servizio su un telegiornale nazionale), la perfetta coerenza con la programmazione strategica e la presenza sul luogo dell’atterraggio di tanti turisti curiosi.

mercoledì 11 giugno 2008

guerrilla marketing per le destinazioni turistiche

Marketing non convenzionale per il South Carolina Department of Parks, Recreation & Tourism ben spiegato e documentato da Ninja Marketing che mi piace segnalare.

Si tratta di una campagna di Ambient Marketing a Greenville.

Bello, a mio parere, anche il messaggio: It's time to thaw.

Non altrettanto coraggioso il contenuto del sito.

Molto più interessante e ricco di spunti, invece, il sito b2b che apre dal link contact us.

articolo tratto da: Turismo Savona

Guerrilla Marketing: una definizione convenzionale


La Rete è ormai entrata a far parte dei grandi mezzi di comunicazione, accelerando le caratteristiche della società postmoderna - che fonde sinergicamente tecnologia e arcaismo – e modificando per sempre lo scenario socio-economico in cui si muove l’industria pubblicitaria. Stiamo andando verso una “tribalizzazione” del marketing, che riscopre forme ataviche e potentissime come il “passaparola”, la forma più efficace in assoluto di pubblicità, la cui rapidità di diffusione e penetrazione è oggi amplificata dalle potenzialità offerte dalla Rete e dai social network. Inoltre la crisi ha ridotto i budget in comunicazione delle aziende, stimolando la ricerca di forme di marketing alternative a quelle classiche (troppo costose e sempre meno efficaci). Si sta così passando dal “broadcasting”, la diffusione di massa di un messaggio, al “narrowcasting”, vale a dire puntare su un gruppo ristretto di persone ma con un alto potenziale di contagio.

Guerriglia - Il termine Guerrilla, da cui la parola Guerriglia, è spagnolo e significa, letteralmente, "piccola guerra". Fu usato la prima volta per definire il movimento di resistenza spagnolo contro l'occupazione francese all'epoca delle guerre napoleoniche. Fare guerriglia (guerrilla) significa confrontarsi con un nemico meglio armato e numericamente superiore sfruttando una migliore conoscenza del territorio e l'appoggio della popolazione locale. Gli scenari in cui si svolgono le piccole guerre sono sempre diversi, circoscritti e mirati a colpire l'operatività e la sicurezza (fisica e mentale) del nemico. In contesti non-militari, quali ad esempio scenari di Guerrilla Marketing, l'Azienda proponente sfrutta il territorio in cui si trova il target più ricettivo, veicolando il proprio messaggio commerciale attraverso canali di distribuzione familiari al potenziale Cliente, perché inseriti nel suo personale contesto di esperienze quotidiane.
fonte:www.ninjamarketing.it

martedì 10 giugno 2008

Isnart: ritardi nelle infrastrutture, il Sistema Italia non aiuta il turismo

In Italia non c’è un sistema-paese funzionale al turismo. Lo ha affermato la ricerca di Isnart (Istituto Nazionale Ricerche Turistiche) presentata all’edizione 2007 della Bit dal titolo “Sviluppo Turistico: quali infrastrutture”.
“Se il giudizio medio del turista sul prodotto turistico Italia – si legge nella ricerca - indica un grado di soddisfazione pari a 8, cioè buono ma non eccellente, sotto la media si posizionano spesso proprio quei fattori sui quali le infrastrutture giocano un ruolo rilevante: l’offerta culturale e di intrattenimento, l’organizzazione del territorio, l’inquinamento ed il traffico”.
Riguardo l’offerta museale, se l’Italia dispone di una "massa" quantitativamente superiore a Francia e Spagna, è invece assai meno competitiva per capacità di attrazione.
A fare la differenza, soprattutto a vantaggio della Francia, è il sistema di iniziative e servizi coi quali si “rivestono” le infrastrutture culturali, come mostre ed esposizioni di grande risonanza.
Va meglio a proposito delle infrastrutture sportive, in particolare per quelle della neve, dove numerosità degli impianti e la loro portata è allineata con la concorrenza d’oltralpe e con un’offerta turistica finale economicamente vantaggiosa.
Cresce anche la disponibilità di impianti per il golf, ma rimangono ampi spazi di miglioramento sulla capacità di attrarre specifici segmenti di domanda.
Problemi più accentuati sulle infrastrutture dedicate alla gestione ambientale, per le quali il nostro paese deve ancora fare “i conti con l’attività di depurazione delle acque reflue, che in alcune aree italiane a forte dedica turistica, specie nel sud Italia e nelle isole, necessita di una migliore organizzazione territoriale”.
Nel settore congressuale, invece, è proprio la crescita di incontri e partecipanti che mette in luce la criticità infrastrutturale: “i contenitori congressuali risultano sbilanciati verso dimensioni sicuramente versatili come quelli alberghieri, ma piccoli e spesso poco specializzati a scapito della presenza di veri e propri centri congressi”.
Non è insomma la numerosità dei centri congressi a costituire il problema, quanto le loro singole capacità in termini di posti, aspetto per il quale Regno Unito, Austria e Francia se la cavano meglio: la media italiana e 400 posti per centro-congressi, 1.067 per la Francia e addirittura 5.643 per la Gran Bretagna.
La nota scarsità italiana di parchi divertimento posiziona il nostro paese al nono posto per questo tipo di prodotto nelle classifiche internazionali, dietro anche a realtà nazionali di gran lunga meno attrattive in termini assoluti, come Germania e Paesi Bassi.
L’aumento numerico e di capienza di porti e porti turistici avvenuto in Italia nell’ultimo decennio non ci ha permesso di avvicinare la leadership francese nel Mediterraneo, Cresce invece la competitività di Turchia e Croazia.
A proposito invece di autostrade, se l’Italia ha prodotto una crescita del 67% dagli anni ’70 ad oggi, la rete europea è cresciuta del 231%. Ma il confronto diretto con Francia e Spagna ci penalizza non solo per la quantità infrastrutturale ma anche per i servizi presenti lungo le autostrade, come ad esempio le aree di sosta. Un’ulteriore criticità è data dalla ripartizione dei servizi nelle regioni italiane, con uno sbilanciamento netto a favore delle aree del nord Italia ed una carenza rilevata in quelle del sud, proprio cioè dove la frequentazione turistica delle autostrade è maggiormente rilevante.
Peggio ancora per quanto riguarda la rete ferroviaria: dagli anni ’60 in Italia è diminuita per la dismissione di tratte, e oggi la rete francese doppia quella del nostro paese, non solo per estensione ma anche per il maggior sviluppo tecnologico legato all’Alta Velocità. Per una tratta di circa 500 km in Francia ed in Italia, da noi si impiega 3 volte tanto anche in alta velocità.
Infine gli aeroporti. Dagli anni ’30 il loro numero è cresciuto del 63% passando da 30 a 49. Dagli anni ’60 il numero dei passeggeri si è moltiplicato di oltre 35 volte ed il numero degli aeromobili di quasi 9. Ma se si confrontano i cieli delle capitali italiane, francesi e spagnole le compagnie che hanno scelto di solcare quelli stranieri sono maggiori.
“Sarà perché per un utilizzo turistico sono molte le variabili che concorrono nella scelta di una destinazione – si legge nel rapporto Isnart - specie se si tratta di vacanze da week-end, come quella legata alla velocità degli spostamenti per il centro città. Ed ecco che nonostante siamo tra i più veloci nel rapporto tra distanza in km e tempi di percorrenza, è però vero che si impiega meno a raggiungere Amsterdam, Londra o Parigi che non Roma"
fonte:http://www.blogconferenzaitalianaturismo2008.it

Casinò di Venezia all' aereoprto


Azzeccatissima campagna pubblicitaria del Casinò di Venezia realizzata all'aeroporto della stessa città! Ancora più azzeccata se si considera che l'aeroporto di Venezia e il Casinò distano poche centinaia di metri!
Complimenti per l'idea, davvero simpatica!

lunedì 9 giugno 2008

bloguerrilla

le immagini di un anno da guerrilla


Competività Italia: siamo gli ultimi .......

Secondo l’Organizzazione Mondiale del Turismo nel 2020 l’Italia scenderà dall’attuale quinto posto al settimo nella classifica delle destinazioni turistiche mondiali: un dato che rivela più che altro difficoltà di natura strutturale del nostro sistema turistico nazionale, incapace di reggere il passo con la crescente competitività globale.

Il documento “Industria turistica in Italia” redatto dal Centro Studi di Confindustria nel luglio 2007 ha analizzato tale situazione partendo dal Travel and Tourism Competitiveness Index (TTCI) che sintetizza quei fattori e quelle politiche che rendono più o meno vantaggioso lo sviluppo del settore nei paesi analizzati.
Le tre grandi aree considerate dal TTCI sono:
1) la regolamentazione e l’ambiente normativo. Questo macro-indicatore è costruito sulla base
della valutazione data in generale sull’assetto legislativo e regolamentare, in particolare sulle norme che disciplinano la protezione ambientale, la sicurezza, la salute e l’igiene. In questo ambito l’Italia, con un punteggio di 4,8 3 risulta al 42° posto;
2) il business environment e le infrastrutture. Il sottoindice include tra le variabili di base i trasporti, aereo e di terra, le infrastrutture turistiche (noleggio auto, sportelli bancomat, ecc.), la disponibilità e l’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) e i fattori
di competitività di prezzo (inclusi il costo del carburante, le tasse aeroportuali, ecc.). Per questa
dimensione l’Italia si colloca al 30° posto;
3) le risorse umane, culturali e naturali. Tra le variabili puntuali vi sono il grado di formazione professionale, di flessibilità del mercato del lavoro, la qualità del sistema scolastico, nonché il grado di apertura del settore turistico nazionale e l’approccio verso i turisti stranieri. Per la dotazione di tali risorse l’Italia risulta al 32° posto con un punteggio di 5,2.

Sulla base dell’indicatore sintetico di competitività (TTCI) ottenuto come media dei punteggi di
ciascun sottoindice l’Italia risulta al 33° posto, dietro tutti i paesi industrializzati.
Lo svantaggio dell’Italia, continua sempre il documento della Confindustria, è ampio soprattutto “per le restrizioni imposte alla proprietà estera e agli investitori esteri; per la scarsa rilevanza attribuita dai policy-maker alle politiche per il turismo, specificamente per un turismo ecosostenibile e per gli interventi a sostegno dell’industria turistica; per la mancanza di un’efficace strategia di marketing e di branding”. A ciò si aggiunge una bassa qualità dei trasporti interni, rigidità del mondo del lavoro e una scarsa considerazione del capitale umano.
fonte:http://www.blogconferenzaitalianaturismo2008.it

venerdì 6 giugno 2008

Second Life: nuovo strumento del web 2.0 per il turismo


mercoledì 4 giugno 2008

gestione dei reclami


lunedì 2 giugno 2008

Le 10 domande fondamentali